Seggiolina bianca pieghevole, vista sull'infinito e un vermetto irrequieto col destino già segnato. «Eh, figlia mia, bisogna aspettare. Non ci sono alternative»: dice la donna in versione zen intenta a sistemare la lenza. Sarà forse suggestione, o magari no; certo il tramonto sopra Su Siccu vira su sfumature incredibilmente rosa. Allora non è un caso che a monopolizzare l’ultimo pontile - salvo imprevisti del vento e impegni vari e inderogabili - siano quasi solo donne. «Il segreto? Avere tanta pazienza»: lo dicono in coro, quando poco dopo l’imbrunire le vedi apparire nella lingua di cemento dove è chiarissimo che più che quelle rosa servirebbero le quote blu. Venti pescatrici circa, pronte a ribaltare i luoghi comuni di una professione ancora declinata troppo al maschile.
Andamento lento
Nel pezzetto di città dove il via vai è continuo, la pesca - in rosa - ha sicuramente un altro passo. Decisamente più lento di quello dei tanti amanti del fitness che corrono veloci davanti ai localini affollati. Diventa un concetto astratto, questo tempo che nel loro caso è come il gioco delle probabilità, «Capita il giorno in cui si torna a casa a mani vuote e quello fortunato dove di pesci ne abboccano tanti. È una questione di volontà», racconta Anna, 74 anni e una passione che va avanti dagli anni Novanta, con le seppie che sono indiscutibilmente il suo pezzo forte. «Io le so prendere le seppie, le seppieee». Con tante “e”, e come l'entusiasmo che trasmette. Pesca a mano, lenza, coreani e bigatini. Che non sono esattamente carini ma funzionano, dato che si ha la fortuna di assistere alla pesca in diretta. Così vedi Anna che esulta. «Ha preso, ha preso». Tira su la lenza e compare una sparlotta: non è che ci esca la cena ma è una soddisfazione uguale. Sorride soddisfatta, e pochi secondi dopo ci riprova.
La passione e le incognite
Poco distante da Anna, che salvo smentite è la veterana del gruppo di pescatrici che hanno conquistato Su Siccu, c'è Romina Monni, 53 anni, cagliaritana: «È un passatempo, non vivo dalla pesca, ma lo faccio da sempre», spiega senza distogliere troppo lo sguardo dal mare mosso da un salvifico maestrale dopo giorni roventissimi. «Vengo al Porto da quando ero ragazza: mi portava mio padre, insieme ai miei fratelli. Peschiamo tutti». Lei ha la canna, e una convinzione che forse basterebbe da sola a far desistere. Non certo lei: «Il mare non è più come una volta, Un tempo si pescavano scorfani, seppie e qualsiasi cosa, ora non c'è più quasi nulla». Così capita di passare la nottata in attesa della chiamata che non arriva, ma almeno senti il mare. «Funziona così quando peschi: di certezza non ne hai mai. Una volta va bene, l'altra non prendi nulla». Ma è bello lo stesso: c'è fresco, il tramonto, si fa amicizia e si chiacchiera illuminati dai riflessi della luna che sembrano intrufolarsi tra gli alberi delle barche a riposo.
Senza stress
È forse meno lunga l'attesa, quando la si condivide. Come nel caso di Santina, 65 anni, pensionata e arrivata da Quartu insieme al marito. Una canna da pesca a testa, oltre a quella della figlia - momentaneamente assente - che si dedica a questa passione pure lei. Non è giorno di mare bello, così lo dice anche lei che «a volte si pesca bene e altre volte no». Ma tornano sempre, perché dice che dopo una giornata frenetica, trascorsa a correre tra casa, figli e lavoriamo o, fermarsi a Su Siccu è bello in ogni caso: «Prendiamo il fresco, ci godiamo il tramonto e se va bene peschiamo».
È lento il tempo, quando si pesca, e sembrano lente anche loro: le donne pescatrici, che hanno conquistato l'ultimo molo di Su Siccu.
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