Washington. Dopo settimane di accelerazioni e frenate, i negoziatori di Stati Uniti e Iran sembrano aver trovato un accordo per porre fine alla guerra. L’intesa, secondo le fonti americane e mediorientali citate da Axios, sarebbe stata raggiunta già martedì e sottoposta alla leadership iraniana, che si è detta pronta a firmarla. Ma Donald Trump vuole pensarci ancora «qualche giorno» prima di prendere una «decisione finale», mentre Teheran - ha ammesso un deputato iraniano - teme «l’imprevedibilità» del tycoon, «incapace di rispettare gli impegni presi». Di certo, ieri notte il il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato nuove sanzioni contro l’Iran sulle vendite di petrolio.
Il mediatore
Il mediatore pachistano e ministro degli Esteri, Ishaq Dar, vedrà a Washington il segretario di Stato americano, Marco Rubio. Anche alla luce delle possibili misure anti-Teheran sul fronte commerciale. C’è poi da considerare che il Golfo Persico è di nuovo teatro di attacchi reciproci: mercoledì notte le forze americane hanno abbattuto droni iraniani nello Stretto di Hormuz e colpito per la seconda volta in pochi giorni un sito militare a Bandar Abbas, nel sud dell’Iran. In risposta i pasdaran hanno annunciato di aver preso di mira una base Usa nella regione mediorientale, senza precisare in quale Paese (ma il Kuwait ha respinto un attacco di missili e droni). Il Centcom (raccoglie le Forze armate Usa) ha denunciato «una grave violazione del cessate il fuoco», che resta sempre appeso a un filo.
La bozza
Il memorandum di intesa, in attesa sulla scrivania di Trump, prevede una proroga di 60 giorni della tregua, durante i quali dovranno essere avviati negoziati sul programma nucleare iraniano, in particolare riguardo allo smaltimento dell’uranio altamente arricchito, mentre Teheran si impegna a non perseguire lo sviluppo della bomba atomica e ad accettare la supervisione dell’Agenzia internazionale (Aiea). Come già trapelato, è previsto che l’Iran smini le acque di Hormuz entro 30 giorni, lo Stretto venga riaperto e il transito marittimo torni «illimitato», come prima della guerra ma «senza alcun tipo di pedaggio». Il blocco navale americano ai porti iraniani verrà revocato via via che verrà ripristinata la libertà di navigazione commerciale. Restano in ballo i 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati che Teheran potrebbe ricevere in diverse fasi. Dubbi a questo punto sulla revoca delle sanzioni Usa.
La posizione di Israele
La bozza circolata a Washington non è molto diversa da quella fatta trapelare mercoledì da Teheran, ma in entrambe le versioni passa in secondo piano il destino del Libano. Benjamin Netanyahu appare deciso a far saltare il tavolo e ha ampliato l’offensiva contro Hezbollah, tornando a bombardare Beirut nonostante il veto Usa. Un «attacco mirato» dell’Idf sull’abitazione di un comandante iraniano, mentre nel sud del Libano i raid hanno causato almeno 14 morti. Tra i due Paesi vertice a Washington la prossima settimana. Israele intanto vuole il 70% della Striscia.
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