L’evento.

A Cagliari è festa per “Su Maistu” Luigi Lai, il suonatore di sogni 

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«Per suonare le launeddas bisogna essere un po’ matti», dice lui, Su Maistu. O, forse, bisogna essergli devoti, come lo si è alla vita e alla terra. Una roba non da tutti, ma lo è da Luigi Lai, che ieri mattina, al Teatro Massimo di Cagliari, mentre scorrevano le immagini del film di Gianfranco Cabiddu a lui dedicato, si è commosso e, con il maestro, anche una platea stracolma, mentre lo applaudiva più volte per vari minuti, fino ad alzarsi in piedi alla fine della proiezione e poi muoversi in processione verso di lui per abbracciarlo, complimentarsi, stringergli la mano.

A 93 anni, Luigi Lai, originario di San Vito, non smette di raccogliere omaggi, perché non solo è il massimo interprete vivente delle launeddas, celebrato dal documentario di Cabiddu appena uscito, ma è anche una «persona straordinaria», come hanno ribadito gli artisti di ogni dove con cui ha lavorato nel corso di un’esistenza, che non arriva al secolo, ma per ricchezza di incontri lo moltiplica in durata e profondità.

Prodotto da Clipper Media e Backstage, “Su Maistu“ ripercorre le tappe fondamentali della vita di Lai, è lui stesso a raccontare: dall’infanzia a San Vito all’esperienza migratoria in Svizzera, fino al ritorno nell’isola e al ruolo cruciale svolto nella salvaguardia e diffusione internazionale dell’arte delle launeddas, antico strumento della tradizione sarda riconosciuto dall’Unesco. Vi hanno partecipato alcuni tra i maggiori artisti sardi: Paolo Fresu, Elena Ledda, Mauro Palmas, Gavino Murgia, presenti anche loro in sala. Ci sono voluti otto anni per realizzare la pellicola, ha spiegato Cabiddu, che ha curato sceneggiatura e regia, e vari briefing con il figlio Leonardo, autore del montaggio, per decidere quale fosse la versione migliore. La scelta è stata premiata: il film, in distribuzione nelle sale nelle prossime settimane, ha meritato la standing ovation del pubblico del Massimo e il premio come Miglior Film nella sezione “Per il Cinema Italiano” del Bif&st – Bari International Film&TV Festival.

Realizzato con il sostegno della Regione Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission e del Comune di Cagliari, il progetto ha ricevuto il contributo del MIC (Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo) e il sostegno della Regione Lazio.

Per 96 minuti, il racconto, arricchito con i filmati in Super 8 della Cineteca Sarda, traccia il percorso compiuto da Lai, a cominciare dagli anni di apprendistato con il Maestro Antonio Lara, che sì, gli ha insegnato il suono delle canne, lo stesso che lo folgorò da bambino, ma anche molta di quella vita che se non la pratichi, non puoi suonare uno strumento così legato al vento, alla temperatura e all’acqua come le launeddas. Gli stessi insegnamenti che Lai passò a Luca Usai, uno dei suoi tanti allievi, e tra gli interpreti del film. E poi gli anni Settanta, i concerti, la scuola e la laurea Honoris Causa dall’Università di Bologna. Nel frattempo i viaggi nel mondo, dalla Scozia, all’Irlanda a New York, perché numerosi sono gli artisti di rilievo internazionale con i quali ha collaborato e di cui il film riporta le voci riconoscenti: Omar Sosa, Enzo Avitabile, Ned Rosenberg, Uri Caine, Cristina Pato e Robert Dick e la Silk Road Ensemble, e molti altri.

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