«In Sardegna il risparmio cresce, ma i finanziamenti alle imprese continuano a diminuire».

Un «paradosso» secondo la Cisl Sardegna, che chiede alla Regione di «aprire una nuova stagione della politica del credito, capace di mettere in relazione le risorse finanziarie presenti nell'Isola con gli investimenti, l'innovazione e lo sviluppo del sistema produttivo».

«Secondo gli ultimi dati della Banca d'Italia, – spiega il sindacato – a marzo 2026 i prestiti alle imprese sono diminuiti del 3,1% rispetto all'anno precedente, con una contrazione che interessa sia le aziende medio-grandi (-3%) sia quelle di minori dimensioni (-3,3%). Nello stesso periodo, però, i depositi di famiglie e imprese sono aumentati del 4,2%, mentre il valore dei titoli custoditi presso le banche è cresciuto dell'8,9%».

«È da questo squilibrio che dobbiamo partire», afferma Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna. «La Sardegna dispone di risparmio, competenze, imprese che vogliono crescere e opportunità importanti. Eppure, troppo spesso, queste energie non riescono a incontrarsi. Non chiediamo alle banche di rinunciare alla prudenza o alla corretta valutazione del rischio. Chiediamo di costruire le condizioni affinché un numero maggiore di progetti possa diventare finanziabile, trasformandosi in lavoro e sviluppo».

Per la CISL il credito non rappresenta soltanto una questione bancaria, ma uno dei principali strumenti della politica di sviluppo. «Se un'impresa investe, innova e cresce, aumenta la competitività del territorio e crea occupazione. Se invece fatica ad accedere alle risorse necessarie, il rischio è quello di perdere capacità produttiva, competenze e opportunità di crescita», prosegue Ledda.

A destare particolare preoccupazione è soprattutto la situazione delle piccole imprese. A marzo 2026 il tasso medio applicato ai finanziamenti destinati alla liquidità ha raggiunto il 10,61% per le aziende di minori dimensioni, contro il 6,13% delle imprese medio-grandi. Per i nuovi finanziamenti destinati agli investimenti il tasso medio si è attestato al 4,57%, in diminuzione rispetto alla fine del 2024, ma con un divario ancora significativo proprio a carico delle realtà più piccole.

«È proprio questo il dato che ci preoccupa maggiormente», osserva Ettore Erriquez, segretario generale della First CISL Sardegna. «Il sistema produttivo sardo è costituito in larga parte da piccole imprese, attività familiari, artigiani e aziende del commercio, dei servizi, dell'agricoltura e del turismo. Per queste realtà un costo del credito superiore al dieci per cento può rappresentare un ostacolo molto pesante agli investimenti e alla crescita».

Per Erriquez il tema non riguarda soltanto il costo del denaro, ma anche il modello di relazione tra banca e impresa. «Non possiamo pensare al rapporto tra banca e impresa come a una relazione fredda, fondata esclusivamente su procedure standardizzate. Rigore e trasparenza sono indispensabili, ma devono accompagnarsi alla capacità di conoscere il territorio, leggere i progetti, valorizzare le filiere produttive e accompagnare le imprese nei loro percorsi di crescita. Digitalizzazione ed efficienza sono necessarie, ma non devono cancellare la prossimità e la qualità della relazione».

La riflessione riguarda anche la presenza bancaria nei territori. Negli ultimi dieci anni gli sportelli bancari in Sardegna sono passati da 643 a 442 e oggi sono 134 i comuni privi di una filiale. Una trasformazione accompagnata dalla crescita dei servizi digitali, che rappresentano un'opportunità importante ma che, in una regione caratterizzata da forte dispersione territoriale e da una popolazione sempre più anziana, non possono diventare l'unica risposta.

Per la CISL «non si tratta di chiedere alla Regione di sostituirsi alle banche o di intervenire nelle singole decisioni di affidamento. Si tratta invece di esercitare una moderna funzione di indirizzo e coordinamento, facendo del credito uno degli strumenti della strategia regionale di sviluppo. In questa prospettiva assume un ruolo centrale anche la SFIRS, chiamata a rafforzare la propria funzione di sostegno alle imprese attraverso garanzie, finanza agevolata e strumenti innovativi».

Per questo motivo il sindacato propone l'istituzione di un Tavolo regionale permanente sul credito e sullo sviluppo, con Regione, SFIRS, sistema bancario, Confidi, università, mondo della ricerca e parti sociali. L'obiettivo è monitorare l'andamento del credito, rafforzare gli strumenti di sostegno alle imprese, facilitare l'accesso alle garanzie e alla finanza agevolata, sostenere innovazione e start-up, sviluppare educazione finanziaria, servizi di orientamento e assicurare servizi bancari anche nei territori rimasti senza filiali.

«La Sardegna non manca di risorse e non manca di idee», conclude Ledda. «Quello che dobbiamo costruire è la capacità di mettere insieme queste opportunità. Il risparmio, da solo, non diventa automaticamente investimento, così come una buona idea non diventa automaticamente impresa. Servono progettazione, accompagnamento, garanzie, competenze e una regia capace di far dialogare pubblico e privato. È questa la nuova stagione della politica del credito che immaginiamo: creare le condizioni perché più risorse possano trasformarsi in imprese, innovazione, occupazione e sviluppo per tutta la Sardegna». 

(Unioneonline/l.f.)

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