«Il caporalato e lo sfruttamento lavorativo rappresentano una minaccia concreta anche per la Sardegna».

La denuncia arriva dalla segretaria generale della UIL Sardegna Fulvia Murru, e dalla segretaria generale della UILA Sardegna Gaia Garau, a commento dei dati diffusi ieri dalla Guardia di Finanza sul fenomeno del lavoro nero, che hanno messo in luce come nel corso dell’attività della Fiamme Gialle degli ultimi dodici mesi nell’Isola siano stati scoperti in totale 1362 lavoratori in nero o irregolari.

«Pensare che si tratti di un fenomeno lontano dalla nostra realtà  -affermano Murru e Garau – sarebbe un grave errore. Proprio per questo è fondamentale mantenere alta l'attenzione, soprattutto nei comparti agricoli e stagionali, dove il rischio di lavoro nero, sottopagato e privo di tutele è più elevato».

«I dati sono allarmanti - sottolineano ancora Uil Sardegna e Uila Sardegna - e devono far riflettere. Sicuramente tra i lavoratori non regolari individuati ci sono anche quelli occupati in agricoltura. Secondo i dati nazionali, infatti, nel settore agricolo oltre la metà delle aziende controllate dall'Ispettorato del Lavoro presenta irregolarità e il fenomeno dello sfruttamento continua a interessare migliaia di lavoratori».

Secondo il VI Rapporto sullo sfruttamento lavorativo e il caporalato, l'agricoltura rappresenta ancora il settore maggiormente coinvolto, con il 38% dei casi rilevati nel 2024.

«La Sardegna ha fatto un passo importante con l'istituzione dell'Osservatorio regionale sullo sfruttamento lavorativo - proseguono Murru e Garau - ma ora occorre trasformare il monitoraggio in azioni concrete».

Uila e la Uil Sardegna mettono l’accento sulle soluzioni da attuare per contrastare il fenomeno, ovvero: «Rafforzare i controlli nelle campagne durante i periodi di raccolta e di maggiore attività stagionale; incrociare le banche dati di INPS, INAIL, Ispettorato del Lavoro e Regione per individuare situazioni sospette; garantire la piena applicazione dei contratti collettivi e contrastare il lavoro grigio e il falso part-time; rendere trasparente l'intera filiera agroalimentare, affinché chi acquista possa sapere che quel prodotto è stato realizzato nel rispetto dei diritti dei lavoratori; premiare le aziende agricole che investono nella qualità del lavoro e nella legalità».

«Il caporalato – conclude il sindacato – non danneggia soltanto i lavoratori sfruttati. Danneggia le imprese oneste, altera la concorrenza e colpisce l'immagine stessa dell'agricoltura sarda, fatta nella stragrande maggioranza dei casi da imprenditori e lavoratori che rispettano le regole».

(Unioneonline/l.f.)

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