Rapporto deficit/Pil sopra il 3%, l’Italia non esce dalla procedura di infrazione. Meloni: «Colpa del Superbonus»
Il Governo avrà meno margini di manovra e di spesa nella prossima legge di bilancio(Ansa)
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La guerra in Medio Oriente morde la carne viva dei conti pubblici italiani. Eurostat certifica che l'Italia non raggiunge l'obiettivo di tornare sotto il 3% del rapporto deficit-Pil (3,1 percento il dato registrato) e a cascata gli effetti si riverberano sul Documento di finanza pubblica 2026, approvato dal Consiglio dei ministri.
L’Italia infatti non rientra nei parametri del Patto di stabilità e non esce dalla procedura di infrazione, cosa che darà meno margini di manovra e meno risorse da spendere nella prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura.
Oggi il governo ha approvato il Dfp (Documento di finanza pubblica): «Abbiamo adeguato il Pil per il 2026-27 che scende quest'anno da 0,7% a 0,6%, dal 2027 da 0,8% a 0,6% e dal 2028 da 0,9% a 0,8%», ha spiegato il ministro Giorgetti.
Il mancato rientro nei parametri del Patto di stabilità, che non permette all'Italia di uscire dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo, però, non sembra togliere il sonno al governo. «Mi interessava moltissimo fino al 28 febbraio 2026», data dell'attacco portato da Usa e Israele all'Iran, ma «dopo quella data mi interessava relativamente meno», mette in luce Giorgetti. Che si affida a una storica frase del compianto allenatore di calcio, Vujadin Boskov, per spiegare la situazione: «Rigore è quando arbitro fischia. L'arbitro ha deciso il rigore, puoi essere d'accordo o no ma queste sono le regole del gioco».
La vera ossessione a via XX Settembre è lo shock energetico causato dal conflitto. Giorgetti rimarca di non aver chiesto all'Ue deroghe al Patto di stabilità, «ma di essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni. Non rilassati, ma flessibili – specifica -. Perché non è accettabile la rigidità rispetto a un mondo completamente cambiato». In questo senso la sua idea è quella di attribuire pari attenzione sia alle deroghe per le spese di difesa che a quelle per fronteggiare i rincari di gas, luce e carburanti. Il quadro attuale è talmente preoccupante che «merita di essere approfondito a brevissimo, con decisioni politiche», dice Giorgetti.
Giorgia Meloni, invece, se la prende col Superbonus: «Fa arrabbiare che saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l'esborso di miliardi di euro per il superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all'Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi», scrive sui social la presidente del Consiglio.
Tuttavia, rimarca la premier, «riguardo alla riduzione del deficit abbiamo ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022, quando si è insediato l'attuale Governo, abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell'8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%. Un dato non solo inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati, ma anche migliore delle previsioni del governo stesso, che si fermavano al 3,3% per il 2025. Resta il rammarico - conclude - per aver mancato di poco la soglia del 3%, che avrebbe consentito di uscire dalla procedura di infrazione europea con un anno di anticipo, cosa che avrebbe significato maggiore capacità di spesa per lo Stato».
(Unioneonline)
