Rapporto deficit/Pil al 3,1%, l’Italia resta nella procedura d’infrazione Ue: pressione fiscale alle stelle
Giorgetti: «Rammarico, ne usciremo nel 2027». Opposizione all’attacco: «Fallimento del Governo»(Ansa)
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L’Italia resta nella procedura europea d’infrazione europea per deficit eccessivo: l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil, infatti, è ancora sopra il 3% (3,1 per la precisione). Sfuma dunque l’obiettivo del Governo di un’uscita anticipata dalla procedura nel 2026.
«Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto deficit/Pil 2025. Purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027», è il commento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il deficit del 2025 è pari a 69,736 miliardi, contro i 69,381 miliardi stimati ad aprile. Il Pil nominale sale invece da 2.258,049 a 2.265,003 miliardi. Per il 2025 la revisione è stata al rialzo per le entrate (1.991 milioni), ma anche per le uscite (2.346 milioni), con un peggioramento della stima di deficit di 355 milioni.
La pressione fiscale complessiva è risultata in crescita e pari al 42,9% (era 42,2% nel 2024).
Restare nella procedura comporta l’obbligo di ridurre di 0,5 punti percentuali all’anno il deficit strutturale e avere minori margini di spesa. L’Italia dovrebbe comunque uscirne l’anno prossimo, anche se con la previsione al 2,9%, appena un decimo sotto la soglia, basta poco per non raggiungere l’obiettivo anche nel 2027.
I commenti
«Tasse e debito alle stelle. Gli ultimi dati Istat sono una doccia gelata per il governo. L'Italia non esce dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo e questo nonostante una pressione fiscale da record al 42,9%, in aumento di 0,7 punti percentuali. La cura Giorgetti è un accanimento terapeutico che fa acqua da tutte le parti», dichiara Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. «Hanno fallito, si facciano da parte».
Uno «smacco per Meloni e Giorgetti», incalza il responsabile economico del Pd Antonio Misiani. «In questi anni hanno puntato tutto sulla stabilità dei conti, portando la pressione fiscale al massimo dal 2014 e tagliando molti servizi pubblici, a partire dalla sanità. Questa politica di austerità ha però depresso la crescita, che nel 2025 si è attestata al terz’ultimo posto in Europa nonostante il PNRR. Ora il governo eviti una finanziaria di mance e mancette, quello di cui abbiamo bisogno è una vera strategia per la crescita, perché l’Italia si è fermata e se l’economia non riparte anche i conti pubblici rischiano di peggiorare nuovamente».
«In linea con la traiettoria fissata dal Governo, uscita dalla procedura nel 2027», sottolinea invece Fratelli d’Italia, secondo cui i numeri dell’Istat descrivono «un Paese che tiene in uno scenario difficilissimo».
(Unioneonline)
