“Deepening Waves” debutta all’Othoca
I suoni della natura diventano strumento di consapevolezzaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’aula magna dell’istituto Othoca di Oristano ha fatto da cornice, questa mattina, alla prima messa in opera di “Deepening Waves”, un’installazione sonora originale che ha trasformato due ore di scuola in un’esperienza sensoriale fuori dall’ordinario. Occhi bendati, silenzio interiore e un paesaggio sonoro costruito con cura scientifica e artistica: questo è ciò che hanno vissuto gli studenti delle classi 4C, 4E e 4M, accompagnati in un viaggio d’ascolto tra le voci della natura e i rumori dell’uomo.
Il progetto è stato ideato dall’artista Marco Coa in collaborazione con i ricercatori del CNR di Torregrande, nell’ambito dello Spoke 7 del PNRR, e ruota attorno all’opposizione concettuale tra antropofonie e biofonie, ovvero i suoni prodotti dall’essere umano contrapposti a quelli del mondo vivente. Un invito a fermarsi, ascoltare, e riconoscere, forse per la prima volta davvero, la differenza tra il rumore che produciamo e quello che la natura genera da sé.
La mattinata, svoltasi dalle 10.15 alle 12.15, si è aperta con una lezione introduttiva di trenta minuti tenuta dai ricercatori Stefania Coppa, Giorgio Massaro e Andrea Camedda del CNR, che hanno fornito agli studenti le coordinate scientifiche necessarie per orientarsi nell’esperienza. A seguire, le ragazze e i ragazzi, divisi in gruppi da quindici, si sono calati nell’installazione bendati, affidandosi esclusivamente all’udito. Una scelta non casuale; privare la vista significa restituire all’ascolto la sua centralità, spesso soffocata dalla sovrastimolazione visiva del quotidiano. «Sono soddisfatto di come è andata la mattinata», racconta Marco Coa, «quando si realizza un progetto al quale si è dedicata molta energia c’è sempre un margine di incertezza. Vedere che i ragazzi si sono lasciati coinvolgere è la risposta migliore che potessimo ricevere.»
Entusiasti anche i ricercatori del CNR, che nel dialogo con le giovani generazioni trovano una delle ragioni più profonde del proprio lavoro. «Parlare alle nuove generazioni e cercare di far nascere in loro amore per la natura e gli animali ci fa sentire sempre molto utili», hanno dichiarato Stefania Coppa, Giorgio Massaro e Andrea Camedda, sottolineando come la ricerca scientifica acquisisca nuovo senso quando riesce a uscire dai laboratori e a toccare la sensibilità di chi ancora sta formando il proprio sguardo sul mondo. La sessione si è conclusa con un approfondimento a cura dei ricercatori, che ha rappresentato anche l’ultima tappa del percorso dedicato a “La tonnara di Flumentorigiu: un museo a cielo aperto”, un filo conduttore che lega paesaggio, memoria e ambiente in una riflessione coerente e radicata nel territorio sardo.
Non è un caso che tutto questo si svolga proprio all’Othoca. Il vicepreside Luciano Canu rivendica con orgoglio la vocazione dell'’istituto: «La nostra scuola ha da sempre un’attenzione particolare alle tematiche ambientali. Basti pensare che questa mattina stiamo ospitando il decimo gruppo di bambini della scuola primaria Sa Rodia, per il percorso di educazione ambientale OpenOthoca incentrato sul museo ZOUMATE, gestito interamente dai nostri studenti. È per noi un grande orgoglio poter essere un punto di riferimento nel territorio per la formazione su questi importanti temi».
“Deepening Waves” non è stata, dunque, soltanto un’installazione sonora, ma un gesto culturale che chiede alle nuove generazioni di imparare ad ascoltare prima di parlare, di riconoscere i suoni della vita prima che vengano sommersi da quelli della civiltà. Un messaggio che, tra le mura di una scuola aperta al suo territorio, ha trovato ascolto.
