G razie Peter Magyar. La sua vittoria ha avvicinato sentimentalmente in Italia la sinistra alla destra. Giorgia Meloni, dopo avere inviato un cordiale saluto di buonuscita all’ingombrante amico Orban, ha rivolto calorose congratulazioni al leader ungherese neo eletto invitandolo a una solidale collaborazione in Europa. Proposta subito accettata e ricambiata. Soddisfatti e contenti anche Schlein, Conte Giuseppe, Bonelli, Fratoianni e loro compagni vicini e lontani. Tutti dimentichi, nell’euforia, che Magyar è l’espressione politica di un tetragono centrodestra. Idealmente lo hanno già arruolato in campo largo. La sconfitta del presunto dittatore ungherese ha smascherato la loro compulsiva mistificazione della verità. Orban, a loro dire e predicare, era un autocrate senza scrupoli che conculcava la libertà e i diritti civili dei cittadini; era un despota che aveva portato il Paese a una deriva democratica senza ritorno. Invece era soltanto un eccessivo sovranista. La sua immaginaria dittatura, che si è sciolta nel lavacro dell’urna elettorale, evidentemente non aveva ucciso i germi della democrazia: dittatore e dittatura di panna montata. Montata dalle sinistre europee. Nota a margine: un encomio solenne a Ilaria Salis. La presunta martellatrice ha esultato sui social con questo sberleffo: «Goodbye forever Mr. Orban!»: il calcio dell’asina al leone ferito.

© Riproduzione riservata