La mano santa
Caffè Scorretto
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L e imprese pagano dipendenti, fornitori e servizi con gli incassi, salvo ricorrere alle banche per gli extra: funziona all’incirca così. Per i Comuni il discorso è diverso. Le spese correnti al 50 per cento scarso sono coperte da chi paga le tasse e dal ricavato dei servizi a domanda individuale (mense, trasporti, suolo pubblico ecc.); per l’altra metà se non ci fosse la mano santa della Regione e il dito mignolo dallo Stato, troveremmo i 377 sindaci sardi in fila per consegnare le chiavi dei municipi ai prefetti. Se gli interventi regionali concorrono a migliorare i servizi ai cittadini ci può stare, quando invece vanno a sostenere le botteghe elettorali e a sistemare le falle finanziarie aperte per distrazione e pessima amministrazione non ci siamo per principio e perché i soldi sudati dei contribuenti vanno spesi con giudizio. La Giunta regionale l’anno scorso ha stanziato 24 milioni per salvare alcuni Comuni dal dissesto: i motivi, please. Anni fa in una piccola borgata venne costruito un cimitero dove non è mai entrata una bara. Di recente sono stati impegnati 4 milioni per risanare una discarica che anziché restare attiva due anni è stata abbandonata per almeno altri 30 anni. Solo qualche esempio del fare, rifare e ripagare i lavori nel gran circo Sardegna. Occhio ai progetti, hanno il taglio dei bikini: nascondono le parti più interessanti.
