La scampagnata
Caffè Scorretto
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N oi poveri giacobini della porta accanto, che avevamo il capogiro già dopo tre puntate di “The Crown” e arranchiamo a collocare zia Nilde nell’albero genealogico di famiglia, non sappiamo se nella real casa certi ruoli siano coperti o vacanti. Ma se i Savoia dovessero avere un addetto stampa - oltre ovviamente a qualche siniscalco, qualunque cosa voglia dire – non c’è dubbio che in questi giorni costui sarebbe il gentiluomo più nervoso di corte. Non tanto per la storia dell’angelo melonizzato (che comunque stava lì a fissare il busto dell’incolpevole Umberto II, uno sprazzo di Bagaglino in una succursale del Pantheon). No, la cosa fastidiosa è la ciarliera confessione di Emanuele Filiberto, che racconta i blitz sabaudi in suolo italiano ai tempi in cui la cosa era solennemente inibita. A noi contemporanei la faccenda non aggiunge né leva granché, è vero. Però, accipicchia, avevamo un’idea diversa dell’esilio. La pensavamo una cosa magari crudele e però con una sua tragica grandezza. Insomma, benedetta gente, non vi hanno mica dato un Daspo, ma il grave onore di una Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione Italiana tutta per voi. Perché raccontare di averla violata con questo tono frivolo da turista che si è fatto un selfie di nascosto in un tempio? Quand’è che vi prenderete sul serio? In fondo, pur con tutti i vostri limiti, siete il passato.
