Il leader specchiato
Caffè Scorretto
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
A vendo noi esseri umani una mentalità più aneddotica che analitica, è probabile che nel breve periodo ricorderemo Davos per flash. Poi magari gli storici scriveranno che la fine dell’Occidente si fece evidente proprio in quei lontani giorni nostri, quando America ed Europa si ritrovarono in un resort svizzero come un’attempata coppia di ricchi che tenta disastrosamente una riconciliazione. Sarà, ma per giorni – a meno che Trump non picchi von der Leyen o non pretenda la Lapponia – è probabile che ricorderemo innanzitutto gli occhiali a specchio di Macron. Intanto perché gli stanno bene (e chi ha memoria pettegola ammetterà che invece Berlusconi, quando nel 2014 gli venne l’uveite giudiziaria, con quegli ostentati occhialoni neri sembrava il cieco di Sorrento) e poi perché ti sussurrano qualche domanda. Il fatto che siano prodotti da un italiano gli attirerà mugugni francesi? Il fatto che costino un occhio e lui abbia voluto pagarli di tasca, dimostra che disdegna i privilegi vischiosi del potere o lo condanna come elitista che ignora il prezzo del latte? Te lo chiedi perché temi, da macroniano malgré toi, qualunque cosa che avvantaggi il putinismo lepeniano e il suo antieuropeismo. Ma intanto ti risuona in un angolo della mente un Barbero del 2060 che sospira: parlavano di lenti a specchio, e intanto si faceva tutto così chiaro.
