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Ancelotti e Napoli: "Questo è il posto giusto per restare a lungo"

Il tecnico parla della sua esperienza alla guida del Napoli. E sulla Juve assicura: "Non è inarrivabile"
carlo ancelotti (ansa)
Carlo Ancelotti (Ansa)

"Sì, mi piacerebbe molto. Forse qui ci sono le caratteristiche adatte a un progetto simile". Così, in un'intervista sulla Gazzetta dello Sport, Carlo Ancelotti risponde alla domanda se pensa sia immaginabile a Napoli portare avanti l'idea del manager che resta per diversi anni come per esempio succede nel calcio inglese.

Poi il mister elenca tutto ciò che già ama di Napoli, "tante cose. Ovviamente il paesaggio e la luce. Il golfo di Napoli, con Capri di fronte. Il Vesuvio: ti svegli la mattina e hai questa fotografia emozionante davanti. Poi che ha Napoli? La gente è molto disponibile. Il napoletano non si prende troppo sul serio. È gente allegra, disponibile, aperta".

Le sue dichiarazioni di qualche settimana fa sulla sospensione delle gare in caso di insulti dagli spalti ha fatto parlare e discutere molto, il tecnico del Napoli è sempre più convinto che la strada per provare a cambiare la mentalità sia quella. "Io non voglio fare un discorso solo sul Napoli, ovviamente. Voglio parlare degli stadi italiani e della lotta contro ogni intolleranza. Una cosa sono i cori e gli striscioni divertenti, altro le manifestazioni di odio e la demonizzazione di città, colori della pelle, appartenenze etniche o religiose. È un malcostume che deve finire. Credo che anche il presidente della Federazione sia sensibile a questo, gli arbitri sono sensibili, ci sono delle regole che gli organi competenti devono far rispettare. Se ci sono quei cori si devono attuare delle procedure: la segnalazione del capitano all'arbitro, l'annuncio con gli altoparlanti e, se nulla serve, la sospensione della partita. Serve far capire che si fa sul serio, che non si finge di essere sordi".

Ancelotti parla delle possibilità della sua squadra, del dove può arrivare. "Non lo sappiamo, secondo me questa squadra ha tante potenzialità e lo ha dimostrato nel girone di Champions, che era difficilissimo. Siamo cresciuti molto in personalità, convinzione, perché queste partite aiutano a crescere. Siamo una squadra che non può giocare a basso ritmo. Per riuscire dobbiamo lavorare sempre a ritmo alto".

E poi sulla Juve, prima in classifica, il tecnico puntualizza: "È forte, però non è inarrivabile".

(Unioneonline/s.a.)

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