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L'Ostar è di Andrea Mura: "Contento di essere qui sano e salvo"

In piedi sulla delfiniera, il tricolore e il Quattro Mori stretti in mano, il sorriso di chi sa di avercela fatta. Ieri, alle 18 in punto, nelle acque di Newport Rhode Island, Andrea Mura e Vento di Sardegna hanno tagliato per primi il traguardo della Ostar. Una vittoria contro venti avversari, falcidiati da avarie, infortuni e ritiri.

Contro il folle Atlantico, che ha sfoderato un campionario da incubo, tra gelo e burrasche. Contro la prudenza, anche, che lo invitava a lasciar perdere. A

veva già vinto una Ostar, Mura, nel 2013. Meglio cambiare rotta, non rischiare la faccia in una replica dall'esito incerto. Invece no, lui l'ha messa tutta, per dimostrare di essere ancora sulla cresta dell'onda. Hanno vinto lui, la sua barca vecchia di 17 anni, la tenacia tutta sarda. "È stata una Ostar estremamente impegnativa, sono contento di essere qui sano e salvo", le sue prime parole all'arrivo, dopo 17 giorni e passa (4.06'19") di lotta per la sopravvivenza.

LA ROTTA - Non che non fosse preparato, lo skipper cagliaritano. Quella rotta, quattro anni fa, l'aveva tanto stravolto da giurare di non intraprenderla più. Ma, una volta tornato in Atlantico, i ricordi si sono risvegliati. I sensi sono tornati in allerta e le quattro burrasche non l'hanno colto impreparato. In particolare l'ultima, definita dagli esperti la Tempesta Perfetta (sì, con le iniziali maiuscole), con i suoi venti oltre i 60 nodi e onde di 15 metri, ha richiesto sangue freddo e doti marinare non comuni, le stesse impiegate dopo per riparare danni tra i più diversi sull'Open 50', anche stavolta compagno fedele. Mentre su barche rivali saltavano vele, impianti elettrici e piloti automatici, mentre l'altra italiana Illumia perdeva la chiglia, chiamando la guardia costiera canadese a salvare il suo skipper Zambelli, l'arzillo Vento di Sardegna ha fatto le scarpe a tutti. "La barca è molto datata ma molto ben costruita e molto solida, perfetta per una regata come questa", ha confermato Mura, "anche in situazioni estreme, nessun tipo di lesione e nessuna crepa".

Era così sicuro del valore del suo destriero, il navigatore, che ha subito giocato d'azzardo.

Per battere il record di percorrenza, stabilito da Giovanni Soldini nel 1996, ha scelto una rotta molto settentrionale, tra Islanda e Groenlandia, per aggirare la prima depressione e imboccare la galleria del vento, così da accelerare e prendere vantaggio.

Già questo, ha fatto di lui un uomo record: prima di allora, nessuno tra i partecipanti si era mai spinto oltre il 56° parallelo.

LE VITTORIE - A questo si sommano le vittorie di tre edizioni di fila: la Twostar 2012 (terminata in 13 giorni 14 ore, record di percorrenza), la Ostar 2013 e ora la Ostar 2017, che mette un altro sigillo a una carriera oceanica relativamente giovane, se comparata con quella su derive e cabinati. Era il novembre 2010, quando Mura debuttava in Atlantico, vincendo -primo italiano- la Route du Rhum. Nel 2012, dopo la Twostar, altro successo e altro record sulla distanza nella Quebec-St. Malò. Due anni dopo smaltito lo shock della Ostar, eccolo vincere di nuovo la Route du Rhum tra i monoscafi.

"Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno seguito, so che sono stati centinaia di migliaia, mi hanno fatto sentire un affetto e una vicinanza incredibili", ha sottolineato, "anche in mezzo all'Oceano non mi sono mai sentito veramente solo".

Clara Mulas

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