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Musei particolari

Borghi capolavoro, quando i murales sono opere d’arte

Dal Campidano alla Barbagia, fino alla Gallura: un viaggio tra strade, monumenti e palazzi
murale il santo patrono ideato e realizzato da angelo pilloni (foto di nicola atzori)
Murale “Il Santo Patrono” ideato e realizzato da Angelo Pilloni (Foto di Nicola Atzori)

Muri come quadri che sembrano quasi parlare. Borghi e paesi come luoghi di confronto tra arte e quotidiano, tra pittori e abitanti, tra fantasia e realtà. È l’Isola dei musei particolari e dei murales, senza soffitti, né pareti. Non chiudono mai, si possono visitare in ogni ora del giorno e della notte, senza code e senza fretta. Orgosolo, Fonni e San Sperate sono i paesi principali: qui le strade sono corridoi espositivi, mentre le facciate delle case, le finestre e i portoni, si trasformano in grandi tele da ammirare. Ovunque si trovano affreschi che occhieggiano da ogni angolo, raffiguranti temi religiosi, momenti di vita contadina, vecchi mestieri, antiche tradizioni. Murales nati dalla gente e per la gente.

Orgoloso. I murales di Orgosolo (paese di Graziano Mesina) raccontano la storia di un fermento intellettuale vivo, di un territorio culturalmente fervido, ribelle e politicamente attivo. I dipinti, risalenti in parte alla fine degli anni Sessanta, raccontano l’impegno dei pastori nella difesa delle loro terre, la vita quotidiana nella Barbagia e inneggiano alla pace tra i popoli. Il dipinto del 2009 sulla facciata del Museo è di Francesco del Casino, pittore senese protagonista dagli anni 70 del ciclo dei murales politici di Orgosolo. Il centro barbaricino che ha anticipato la street art è una perla. Orgosolo punta sul canto dei suoi tenores e sui circa 200 murales che, su corso Repubblica, narrano storie di lotta: dalla Resistenza nelle parole di Emilio Lussu al Cile piegato dalla dittatura di Pinochet, alla tragedia contemporanea degli sbarchi negati ai migranti.

San Sperate. A pochi chilometri da Cagliari, nel mezzo del Campidano, c’è un piccolo paese dove l’arte è parte integrante della vita dei suoi residenti: è San Sperate, un altro esempio di museo d’arte a cielo aperto, definito infatti anche “paese museo” per la sua forte vocazione artistica e i suoi 400 murales. Qui, infatti, è nato e cresciuto lo scultore Pinuccio Sciola, diventato famoso in tutto il mondo per le sue pietre sonore, e sono passati diversi artisti che hanno lasciato le loro opere trasformando il borgo in un vero gioiello culturale, una località da visitare almeno una volta. A colorare le strade sono gli spettacolari “quadri” che proiettano in un’altra dimensione mentre si osservano la scene di vita quotidiana dipinte sui muri e per le strade.

Fonni. Lasciando il Campidano (dove certamente meritano una visita anche i murales di Serramanna), chi punta la prua verso la Barbagia non può fare a meno di visitare Fonni, il piccolo paese (più alto della Sardegna) sulle pendici del Gennargentu che ha un centro storico ricco di murales. Anche in questo caso, si tratta di una straordinaria testimonianza artistica attraverso cui viene preservata la memoria storica di questa comunità. Mediante queste grandi raffigurazioni (le dimensioni possono variare) si possono scoprire storia e aneddoti di questo luogo che, soprattutto in questo periodo dell’anno, diventa quasi magico.

Musei particolari. Da nord a sud, sono tante le testimonianze della ricchezza culturale dell’Isola: non solo espresse con i murales ma anche con i musei poco noti. Partendo da Isili che ospita nel convento dei Padri scolopi il Maratè, cioè il Museo per l’arte del rame e del tessuto, si arriva ad Aggius, in Gallura, dove si trova il museo del banditismo ospitato nei locali della vecchia Pretura. Il viaggio finisce (idealmente) a Gonnostramatza, dove si trova il museo multimediale Turcus e Morus, ospitato nel restaurato Monte Granatico.

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