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Sardegna archeologica

Il fascino di un'Isola: templi pagani e vestigia millenarie

Dalle antiche città romane di Turris e Othoca ai resti del sito di Antas
tempio di antas (istock com marmo81)
Tempio di Antas (iStock.com/marmo81)

Un tuffo nella storia lungo qualche millennio. La Sardegna è anche questa: a pochi chilometri da spiagge incantate e acque smeraldo resistono da tempi immemori monumenti di inestimabile valore storico e culturale. Testimonianze quasi incrollabili di quante peripezie abbia attraversato la nostra Isola, diventata una casa per innumerevoli popoli, ognuno dei quali con un proprio credo e una cultura lasciata ai posteri in siti archeologici arrivati ai nostri giorni.

Tour

Un viaggio lontano dai luoghi più gettonati potrebbe partire da Porto Torres, dove resistono le eredità lasciate dalla locale colonia romana, fin dal I secolo avanti Cristo, insediata a Turris Libysonis sulla foce del rio Mannu. Un villaggio nel terzo secolo dopo Cristo, quanto a popolazione secondo solo a Carales . Ancora oggi sono degne di nota la domus di Orfeo , le terme Pallottino e quelle centrali, in un'area detta Palazzo di Re Barbaro , che conserva grandi sale con vasche e raffinati mosaici.

Indietro nel tempo

Percorrendo verso sud la Carlo Felice si raggiunge Santa Giusta alla scoperta di antichi resti di città. I primi reperti si possono ammirare già all'ingresso più meridionale del paese dove si nota il ponte di epoca romana che costituiva una delle infrastrutture più evolute nella principale arteria dell'Isola, voluta da Traiano, che collegava al tempo i maggiori porti isolani.

Il ponte secoli fa univa la grande città di Othoca , la cui importanza è testimoniata dalla necropoli di epoca fenicia, punica e romana. In quest'aera spicca una tomba monumentale a camera costruita con arenaria del Sinis a quattro metri di profondità sotto il livello stradale. Gli scavi hanno restituito corredi funerari, oggetti personali come ceramiche, scarabei, armi e gioielli. Tra i tesori emersi anche una testa maschile in terracotta, forse di un satiro.

Tesori del Sulcis

L'ultima tappa di questo itinerario ci porta nell'Iglesiente, a Fluminimaggiore per visitare una delle più imponenti opere architettoniche dell'antichità, risultato di accurati interventi di restauro tra il 1967 e il 1976, testimonianza di una delle più avventurose ricerche dell'archeologia in Sardegna.

È il tempio del Sardus Pater localizzato nel complesso di Antas , a pochi chilometri da Fluminimaggiore, nel 1858 da Giovanni Spano, padre dell'archeologia sarda, e dal suo allievo Vincenzo Crespi.

Con tutta probabilità, mezzo millennio prima della nascita di Cristo, sul modesto rilievo di Antas , di poco più di 360 metri d'altezza, venne edificato in epoca punica il tempio di Sid, di forma rettangolare all'interno del quale si elevava l'altare.

Reperti unici

Il tempio, di cui oggi si vedono i resti recintati, fu oggetto poi di ristrutturazioni sino all'età tardo repubblicana romana, cioè il I secolo avanti Cristo, quando sulle rovine del precedente luogo di culto punico venne eretto l'edificio che si articola in una scalinata e in un podio elevato; longitudinalmente presenta un pronao profondo oltre sei metri e mezzo con colonne alte otto metri; quattro sul pronao che reggono l'architrave che riporta l'iscrizione della dedica del tempio a Sardus Pater Babai la divinità sardo romana derivata da quella punica di Sir Addir Babai , e due sui lati.

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