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Salvini "C'è troppa sintonia tra M5S e Pd". Di Maio: "Nulla a che fare con i dem"

Continuano le schermaglie tra gli alleati
in un murales la guerra social tra i due vicepremier (ansa)
In un murales la guerra social tra i due vicepremier (Ansa)

Non si placa lo scontro tra le due anime della maggioranza. Anche oggi altre scintille tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

È il leader della Lega ad attaccare l'alleato: "Inizio a notare troppi accoppiamenti, troppa sintonia, tra Pd e Movimento 5 Stelle. Dicono no all'autonomia, no alla flat tax, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti. Qualcuno mi spieghi se il Movimento vuole andare d'accordo col Pd o con gli italiani e la Lega, rispettando il patto".

I temi sono quelli su cui Salvini batte da giorni, questo è l'ennesimo avvertimento: le autonomie, che così non vanno bene ai 5S perché creerebbero "cittadini di serie A e cittadini di serie B"; la flat tax, sui cui i pentastellati frenano e prendono tempo rilanciando altri provvedimenti più cari al loro elettorato; e il decreto sicurezza bis, che ha "deluso" Di Maio perché non prevede nulla sui rimpatri, tallone d'Achille del ministro dell'Interno.

Poi, da un comizio a San Bonifacio, nel Veronese, l'affondo pesante diretto al del ministro Di Maio: "I morti sul lavoro sono aumentati, se ognuno fa il suo lavoro l'Italia è un Paese migliore, se ognuno si occupa del lavoro degli altri e si dimentica del suo siamo in queste condizioni".

Dura la replica di Di Maio: "Non c'è un capo politico che abbia attaccato il Pd come me, il Pd è ancora quello dei renziani con Zingaretti davanti, non voglio averci nulla a che fare". Ribatte punto su punto, il vicepremier: "Sulle autonomie sono pronto da un mese, chiedo un vertice di governo, ma dal caso Siri il capo della Lega l'ha presa sul personale: quindi, se si va a rilento, la Lega lo chieda a sé stessa. E se sono offesi per il caso Siri, sappiano che lo rifarei altre cento volte".

Sul decreto sicurezza è tranchant: "Già il fatto di fare un decreto sicurezza bis significa che abbiamo dimenticato qualcosa. I rimpatri, ma mi dispiace che il testo non ne parli, e siamo disponibili a dare una mano su questo".

Dopo aver rintuzzato gli attacchi del leghista, e averlo attaccato a sua volta, Di Maio getta acqua sul fuoco. "Questo è l'unico governo possibile, dopo il 26 maggio le cose si tranquillizzeranno. Andrà avanti per quattro anni".

Quel che accadrà al governo lo vedremo dopo le elezioni europee. Certo che se Lega e M5S tornassero d'amore e d'accordo a legiferare all'unisono su ogni argomento, il dubbio sorgerebbe. Hanno fatto finta? Hanno preso in giro milioni di italiani per una manciata di voti in più alle europee?

(Unioneonline/L)

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