ECONOMIA

Cambiamenti climatici, in Sardegna agricoltura e allevamento a rischio

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Siccità

Agricoltura e allevamento devono passare dalla gestione dell'emergenza alla prevenzione degli effetti dell'innalzamento della temperatura, che nel decennio dal 2030 al 2040 porterà a un aumento delle ondate di calore tali da portare a una riduzione del reddito netto medio per alcune tipologie di aziende agro-zootecniche compreso tra il 5% e il 13%.

Se ne è parlato a Roma nella sala "Parlamentino" del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nel convegno organizzato dall'Università di Sassari.

L'incontro è servito anche per presentare le analisi condotte in sette realtà agricole italiane dal progetto MACSUR, (Modelling European Agriculture for Food Security with Climate Change), l'hub della conoscenza sviluppato da 22 paesi europei nel contesto della JPI FACCE (Agricoltura, sicurezza alimentare e cambiamento climatico) che unisce attività di networking, ricerca e formazione.

Tra i casi di studio anche quello relativo al territorio dell'Oristanese.

Gianni Bellocchi, direttore di ricerca INRA (l'Istituto francese per la ricerca agronomica), ha rilevato: "Emergono fragilità infrastrutturali e tecnologiche del territorio mentre il suo capitale sociale e la recettività di certe problematiche da parte degli abitanti si manifestano come punti di forza, anche se gli impatti attesi dei cambiamenti climatici sono soprattutto percepiti in relazione ad altri problemi, quali l'inquinamento e la qualità dell'acqua".

La produttività dei pascoli della regione, circa il 40% della superficie totale dell'Isola, è minacciata dall'aumento dal 25% al 58% della probabilità che si verifichino annate siccitose tali da ridurre sensibilmente la produttività di pascoli ed erbai asciutti e dal degrado dei suoli in pendio causato da un regime pluviometrico sempre più a carattere sporadico e alluvionale.

Inquinamento, lingua blu, peste suina e importazione accidentale di nuovi parassiti e fitofagi delle colture e degli allevamenti aumentano i rischi per il futuro.

Bisogna muoversi in due direzioni: 1) Adottare nuove politiche di gestione dell'irrigazione che tengano conto delle esigenze e delle percezioni degli agricoltori, al fine di incentivare comportamenti virtuosi e maggiore efficienza di uso dell'acqua; 2) Progettare e realizzare nuovi spazi di apprendimento tra i diversi attori (inclusi gestori e utilizzatori d'acqua, ricercatori e decisori politici), anche con le nuove tecnologie digitali, al fine di migliorare la capacità di interpretare correttamente le questioni legate al cambiamento climatico e fornire servizi capaci di supportare risposte efficaci a livello di singola impresa o di reti di impresa.

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