CRONACA - MONDO

approfondimento

Cacciatori di piante, come gli alberi hanno cambiato la nostra vita

Tra gli alberi più curiosi c'è di certo la Quillaja Saponaria, un sempreverde delle zone più calde di Perù e Cile
liquidambar (foto loi)
Liquidambar (foto Loi)

Kevin Hobbs e David West sono due instancabili cacciatori di piante. Per anni hanno lavorato alla Hillier Nurseries, vivaio di arbusti e alberi in Gran Bretagna. Di recente per L'ippocampo hanno pubblicato un volume curioso: "La storia degli alberi e di come hanno cambiato il nostro modo di vivere". Raccontano la relazione tra l'uomo e gli alberi, dalla preistoria fino ai giorni nostri. Una playlist verdissima che in duecento schede, illustrate dai bellissimi disegni di Thibaud Herem, raccontano vita, caratteristiche, storia e leggende di altrettanti alberi.

Più o meno famosi. Conoscete il Liquidambar? Lo svedese Linneo, padre della tassonomica botanica assegnò questo nome (dal latino liquidus e dall'arabo ambar) nel 1753, alludendo alla resina profumata che stilla dall'albero, originario degli Stati Uniti orientali. I Maya usavano questa sostanza gommosa per usi medicamentosi e regalarono agli esploratori europei giunchi pieni di liquido riscaldato, dolce e profumato. E che dire della China. Si potrebbe cominciare da una famosa frase di Winston Churchill: “Il gin tonic ha salvato più vite e menti di inglesi di tutti i medici dell’Impero”. La tonica è stata creata mescolando la corteccia ridotta in polvere della Chincona officinalis (China), a soda e zucchero. Bastò aggiungere il gin per unire l'alcol alle virtù del farmaco. Infatti da questa pianta si ricava il chinino, rimedio contro la malaria isolato nel 1820 da due chimici francesi.

China (foto New York Botanic Garden)
China (foto New York Botanic Garden)

Ci sono alberi curanti e sonanti, in primis l'Acero Campestre. Fra il '600 e il 700 Antonio Stradivari, liutaio in Cremona, lo utilizzò per ricavare i più famosi strumenti ad arco della storia. Ci sono molte teorie sul perché questi legni siano superiori. Una spiegazione plausibile è che gli aceri campestri abbattuti tra il 1640 e il 1750, fossero stati esposti a temperature molte più fredde di quelle odierne. Una piccola era glaciale in cui gli alberi crescevano più lentamente. Gli anelli dovevano essere più stretti e il legno più compatto e quindi più risonante. Un'altra teoria vuole che Stradivari trattasse il legno con sostanze chimiche, come d'altronde il suo rivale Giuseppe Guarnieri. I due studiosi, nel loro viaggio, ci ricordano come dai primi utensili utilizzati dall'uomo fino all'ipertecnologico isolante in sughero per veicoli spaziali riceviamo ogni giorno un aiuto dagli alberi. Sia frutto o farmaco, legno o foglia.

Una delle meraviglie del mondo arboreo è il Kapok (Ceiba pentandra). Può vivere fino a 500 anni e raggiungere i sessanta metri di altezza. Atzechi e Maya lo consideravano sacro, simbolo del legame tra cielo, terra e mondo sotterraneo. Le sue radici affondavano nell'oltretomba. Secondo le credenze di Trinidad e Tobago nel cuore di una foresta esiste un immenso Kapok conosciuto come il Castello del diavolo nel quale abita Bazil, il demone della Morte. Le protuberanze coniche dei rami giovani sono un elemento ricorrente nell'arte Maya.

Tra gli alberi più curiosi c'è di certo la Quillaja Saponaria, un sempreverde delle zone più calde di Perù e Cile. È chiamata così perché dalla sua corteccia si ricavano le saponine, fitochimici schiumosi simili al sapone. Offrono una reale alternativa ai tensioattivi sintetici, tuttavia l'aumento del loro utilizzo è di grande preoccupazione per gli ambientalisti. Gli indigeni utilizzavano le saponine della corteccia come detergente, mischiate ad alcol e bergamotto. Questa pianta straordinaria ha un incredibile capacità di sopravvivenza. Viene utilizzata per il rimboschimento nelle zone colpite da siccità e inquinamento. Il volume si chiude con l'ultimo arrivato, l'albero Esser degli Inca (Incadendron esseri). È stato scoperto solo nel 2017 dagli studiosi dello Smithsonian nelle foreste del Perù. Dimorava in Amazzonia da migliaia di anni, senza preoccuparsi di essere misconosciuto agli esseri umani. Ci sono ancora specie sconosciute, alieni di casa nostra. Abbiamo molto da imparare e da proteggere. Scrive Hobbs nella prefazione al volume: "Più vicini alla natura i nostri antenati sapevano trarre tutti i benefici possibili dalle specie autoctone, spesso in modo sostenibile".

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