CRONACA - MONDO

il racconto

Odissea su una nave Msc: "Da un mese non mettiamo piede a terra"

Il racconto di un passeggero della Msc Magnifica: sono partiti da Genova, da un mese vagano senza riuscire a trovare un porto che li faccia sbarcare
una nave msc (archivio l unione sarda)
Una nave Msc (Archivio L'Unione Sarda)

"Dal 12 marzo siamo rimasti sulla nave, in quarantena come e più degli italiani, completamente isolati. Da un mese non mettiamo piede a terra".

Lo racconta un passeggero della Msc Magnifica partito da Genova il 5 gennaio scorso per fare il giro del mondo: "L'ultimo giorno di crociera vero e proprio lo abbiamo vissuto il 10 marzo scendendo a Wellington, in Nuova Zelanda - continua - dopodiché il 12 siamo arrivati a Hobart, in Australia, dove per la prima volta abbiamo trovato 6 casi di coronavirus e da quel giorno il comandante ha impedito la discesa sia dei passeggeri che dell'equipaggio per non incorrere nel rischio del contagio".

Dopo quasi un mese qualcosa sembra essersi sbloccato, ma non è detto: "Siamo a 75 miglia dalla costa dello Yemen e a 100 dalla costa somala. Il 16 all'alba iniziamo il passaggio di Suez per arrivare a porto Said nel Mediterraneo".

Poi rotta verso Marsiglia, "quella che dovrebbe essere la nostra destinazione perché i porti italiani non ci vogliono accogliere".

"Abbiamo fatto l'impossibile per restare senza contagi - aggiunge - ora non sappiamo quello che succederà perché ad oggi non ci dicono nulla. C'è stato un avviso del comandante col quale ci è stato chiesto se ci fossimo organizzati per rientrare in Italia da Marsiglia, ma come avremmo potuto fare non sapendo nemmeno che non ci avrebbero fatto sbarcare?".

Le rassicurazioni che ieri la Compagnia ha annunciato sul rientro di tutti gli italiani nei loro porti di provenienza, infatti, non sarebbero ancora arrivate ai diretti interessati: "Non abbiamo alcuna conferma in questo senso - spiega il passeggero romano - siamo stati ieri a chiedere informazioni, ma ci hanno risposto che non sanno ancora nulla perché la situazione è fluida. Forse sapremo qualcosa il 16, quando entriamo in Mediterraneo, forse scenderemo tutti il 20 aprile a Marsiglia. Tra gli italiani parecchi sono risentiti: ma come? Noi abbiamo sempre lasciato i nostri porti aperti a tutti, indistintamente, e non ci permettono di transitare per tre ore, il tempo di sbarcare verso casa e poi far ripartire la nave verso Marsiglia? L'amarezza è immaginabile", conclude.

(Unioneonline/D)

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