CRONACA - MONDO

israele

"Teneva in schiavitù 50 allieve del seminario", arrestato un rabbino

Regole molto rigide e punizioni corporali. Donne costrette a mettere la mano sul fuoco e a passare notti invernali all'addiaccio
(foto pixabay com)
(Foto Pixabay.com)

Un rabbino è stato arrestato a Gerusalemme perché aveva letteralmente sequestrato una cinquantina di schiave nel seminario, sottoponendole a violente punizioni corporali.

"Beer Miriam", il pozzo di Miriam: questo il nome, dal sapore biblico, del seminario femminile ortodosso dove la polizia ha fatto irruzione dopo aver maturato il sospetto che le allieve fossero vittime di "estorsioni e permanenza forzata, in condizioni di schiavitù".

Sono finiti in manette il rabbino Aharon Ramati, circa 60 anni, e altre otto donne che gestivano la fonazione assieme a lui.

"Aveva un controllo totale e concreto sui membri della comunità", circa 50 donne assieme a una decina di bimbi con meno di cinque anni. "Era lui - ha spiegato un ufficiale di polizia - a stabilire dettagliate regole di vita, a mantenerle con mezzi coercitivi estremi e anche con punizioni".

"Menzogne", replica Ramati, che già era stato prosciolto per una vicenda analoga, "sarò scagionato anche questa volta".

Nei rioni ortodossi di Gerusalemme già da tempo erano apparsi dei poster di monito firmati da autorevoli rabbini in cui si affermava che Ramati non era riconosciuto come tale e che anzi bisognava tenersi alla larga da lui.

La svolta è arrivata di recente, quando alcune donne hanno lasciato quel seminario e hanno presentato denuncia. Dalle loro testimonianze risulta che ogni attività andava riferita al capo supremo, che doveva autorizzarla. Ramati sollecitava le discepole a "liberarsi delle impurità del corpo" e descriveva le terribili punizioni che altrimenti le attendevano.

Tutte dovevano vestirsi in maniera castigata, con abiti di taglia molto abbondante per coprire le forme. E Ramati si arrogava persino il diritto di autorizzare o vietare i matrimoni delle allieve, che dovevano inoltre troncare ogni rapporto con la famiglia d'origine.

Una vera e propria setta, in cui non mancavano le punizioni corporali per chi non seguiva i rigidi regolamenti. Alcune donne sarebbero state anche costrette a mettere una mano sul fuoco o a trascorrere nottate invernali all'addiaccio.

Una ex allieva della comunità che ha lasciato il "pozzo di Miriam" dopo cinque anni, descrive tuttavia Ramati "come un padre, che ci spiegava come sfuggire ad una vita di menzogne".

"In Israele - ha spiegato la donna - ci sono altre cento istituzioni analoghe, che coinvolgono decine di migliaia di persone".

(Unioneonline/L)

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