CRONACA - ITALIA

la decisione

Caso Becciu, la procura vaticana: "Cecilia Marogna presto a processo per peculato"

Nessuna misura cautelare nei confronti della manager cagliaritana
angelo becciu e cecilia marogna (archivio l unione sarda)
Angelo Becciu e Cecilia Marogna (archivio L'Unione Sarda)

Il Giudice istruttore del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, accogliendo l'istanza formulata dall'Ufficio del Promotore di Giustizia, il 13 gennaio "ha revocato la misura cautelare a suo tempo disposta nei confronti di Cecilia CeciliaMarogna, a carico della quale è di imminente celebrazione il giudizio per un'ipotesi di peculato commesso in concorso con altri. L'iniziativa intende, tra l'altro, consentire all'imputata" di "partecipare al processo in Vaticano, libera dalla pendenza di misura cautelare nei suoi confronti".

Lo dice il Pg vaticano a proposito dellla manager cagliaritana arrestata a Milano a ottobre nell'ambito dell'indagine vaticana relativa all'ex cardinale Angelo Becciu.

"In data 13 gennaio 2021, il Giudice istruttore del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, accogliendo l'istanza formulata dall'Ufficio del Promotore di Giustizia, ha revocato - riporta una nota del Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano - la misura cautelare a suo tempo disposta nei confronti della Sig.ra Cecilia Marogna, a carico della quale è di imminente celebrazione il giudizio per un'ipotesi di peculato commesso in concorso con altri. L'iniziativa intende, tra l'altro, consentire all'imputata, che ha già rifiutato di difendersi disertando l'interrogatorio dinanzi all'Autorità giudiziaria italiana, richiesto in via rogatoriale dal Promotore di Giustizia, di partecipare al processo in Vaticano, libera dalla pendenza di misura cautelare nei suoi confronti".

"Che peccato! Siamo profondamente dispiaciuti che, per la retromarcia dell'ultima ora dei Promotori di Giustizia e del Giudice Istruttore del Vaticano, non abbiamo potuto ottenere piena giustizia con una sentenza che avrebbe riconosciuto l'infondatezza e l'arbitrarietà delle loro precedenti insistite richieste di far incarcerare la madre di una bambina di dieci anni".

Lo scrivono gli avvocati Massimo Dinoia, Fabio Federico e Maria Cristina Zanni, legali di Cecilia Marogna, a proposito della rinuncia da parte delle autorità vaticane a chiedere l'estradizione della manager.

"Dobbiamo purtroppo prendere atto - scrivono i legali - con grande dispiacere, che, dopo tre mesi di sofferenze della sig.ra Marogna e dei suoi familiari, dopo che le Autorità giudiziarie italiane avevano ripetutamente affermato l'ingiustizia della sua carcerazione preventiva e delle altre misure contro di lei, quando ormai si era alla resa dei conti, quando cioè era giunto il momento che la Corte d'Appello di Milano negasse l'estradizione, alla fine il Giudice Istruttore ed i Promotori di Giustizia del Vaticano si sono arresi. Certo - aggiungono - è stata una resa senza onore: anziché riconoscere i loro errori, hanno revocato il mandato di cattura, sottraendosi al confronto con noi e al giudizio della Corte".

(Unioneonline/F)

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