CRONACA - ITALIA

padova

"Mi chiamo Luca, non Paola": la crociata del liceale contro il preside intransigente

Il preside gli nega quel nome sui manifesti con i candidati alla rappresentanza d'istituto: "Paola è legato a un identità di genere in cui non mi riconosco da anni"
(ansa)
(Ansa)

"La mia scelta personale vale meno di una risma di carta": è racchiusa in queste parole l'amarezza di Luca per essersi visto negare dal preside della scuola la possibilità di essere inserito tra i candidati alla rappresentanza d'istituto con il nome nel quale ora si riconosce. E non con quello di Paola, riportato ancora nella sua carta di identità.

Succede al liceo classico Tito Livio di Padova. Luca ha 16 anni e non accetta che sui manifesti appesi ai muri della scuola con i nomi da eleggere ci sia ancora scritto il nome Paola, un passato che sente molto lontano.

Il preside Rocco Bello, è l'accusa del ragazzo, non vuole cambiare il nome ancora riportato sulla carta d'identità: "Mi ha stupito la sua intransigenza - dice Luca - e mi ha ferito. Non credo abbia agito per un sentimento negativo nei miei confronti, semplicemente per menefreghismo, mancanza di tatto. Non si è posto il problema".

"Quel nome - spiega il liceale - è legato a un'identità di genere in cui non mi riconosco. I miei amici e compagni di scuola mi chiamano Luca". Sono gli stessi che non hanno esitato a protestare per lui, lasciando l'aula.

Un muro contro muro che non scalfisce il preside: "Mi sento ferito, scosso, e mi dispiace che ancora non ci sia la sensibilità per capire quanto siano delicate certe situazioni personali".

Il cambiamento di Luca è iniziato due anni fa, quando era in terza media: "Mia madre lo sa ma non l'ha ancora digerito, ci scontriamo spesso, mio padre non sa nulla".

Il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Carmela Palumbo, chiede tempo per verificare i fatti. "Penso che si debba approfondire nel merito la questione - osserva - la scuola è un ambiente di norma estremamente tollerante".

A chiedere che la storia di Luca venga chiarita è anche il deputato padovano del Pd, Alessandro Zan, relatore della legge contro l'omotransfobia. "Mai la scuola, in quanto istituzione primaria nella formazione delle nuove generazioni, si può rendere responsabile di discriminazioni né può creare situazioni di disagio per i propri studenti".

(Unioneonline/L)

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