CRONACA - ITALIA

Il caso

Giletti e le minacce del boss Graviano: "Grave averlo appreso dai giornali"

"Nessuno mi ha allertato. Quello che pesa è il silenzio delle istituzioni incompetenti"
massimo giletti (archivio l unione sarda)
Massimo Giletti (archivio L'Unione Sarda)

"È grave apprendere informazioni così delicate da un giornale piuttosto che dallo Stato e dalle istituzioni competenti. Pretenderei una maggiore attenzione da parte di chi ha sulla sua scrivania questo tipo di informazioni".

Questo l'amaro commento di Massimo Giletti, conduttore di "Non è l'Arena", a proposito delle notizie sulle parole minacciose al suo indirizzo del boss di mafia Filippo Graviano, arrivate dopo le sue inchieste tv che hanno riguardato anche la scarcerazione di 300 boss mafiosi a causa del Covid.

"Sono venuto a conoscenza di quel dialogo leggendo Repubblica", dice Giletti intervistato dal Corriere della Sera. E, prosegue, "lo ritengo grave. Quelli degli agenti del Gom sono ascolti che risalgono a maggio, ora siamo a luglio: non mi pare proprio normale che io non ne abbia saputo nulla. In questa storia quello che pesa è per l'ennesima volta il silenzio delle istituzioni competenti".

Giletti spiega di aver preso atto della telefonata di solidarietà ricevuta dal ministro Bonafede: "Sono contento che lo abbia fatto, ma ribadisco che forse avrei dovuto sapere prima delle minacce del boss Graviano nei miei confronti".

I FATTI - "Giletti sta scassando la mi***a". Così il boss di mafia Filippo Graviano avrebbe commentato,

secondo quanto ricostruito da Lirio Abbate, vicedirettore dell'Espresso, nel libro-inchiesta "U Siccu - Matteo Messina Denaro: l'ultimo capo dei capi", la puntata di "Non è l'Arena" dove il conduttore si era occupato della scarcerazione di oltre 300 boss mafiosi.

"Quell'uomo… di Giletti e quel… Di Matteo stanno scassando la mi***a", le parole precise di Graviano — condannato per le stragi del '92 e del '93 — rivolte al boss della 'ndrangheta Maurizio Barillari ad alta voce, come se volesse essere sentito dagli agenti del Gom (il reparto mobile della polizia penitenziaria) che lo sorvegliavano.

Seguivano poi parole di apprezzamento al lavoro del ministro della Giustizia Bonafede: "Il ministro fa il suo lavoro e loro rompono il ca**o", avrebbe aggiunto.

(Unioneonline/v.l.)

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