ECONOMIA

fumata nera

Porto Torres, ancora deserta l'asta per l'ex cementificio Alba

Nulla di fatto per il complesso industriale in rovina. Allarme per le condizioni della torre di cemento alta 80 metri

Ancora fumata nera. Non si è presentato nessuno neanche ieri mattina all'asta giudiziaria per la vendita dell'ex cementificio Alba, un imponente complesso industriale in rovina adiacente al petrolchimico di Porto Torres, ma da un un lato prospiciente anche al molo industriale turritano.

Una superficie di 42.869 metri quadrati (sei campi di calcio tanto per intenderci), in area CIP (ex ASI), che comprende capannoni, palazzine e altri stabili pericolanti. Ma anche amianto. Potenzialmente quindi una bomba ecologica, con un'amara ciliegina sulla torta: una pericolosissima torre di cemento armato, alta 80 metri, che incombe come una mannaia sulla grande arteria che conduce alla portineria centrale del complesso chimico gestito da Eni.

Se questa torre cadesse, in una strada trafficatissima, sarebbero davvero guai seri per coloro che avessero la sfortuna di passare in quel momento. Eppure nessuno sinora ha fatto nulla, malgrado la perizia del Noe. Per anni la proprietà dei terreni e degli immobili dell'ex cementificio è stata di Mediterranea 96.

E per anni la sua dirigenza si è resa praticamente irreperibile, soprattutto con le istituzioni, tanto è vero che il Comune di Porto Torres ha dovuto spendere 40mila euro di tasca propria per smaltire dei rifiuti pericolosi insiti nell'area. Meridiana 96 è poi fallita, dietro le quinte ci sono state solo le guerre a carte bollate tra questa società e i creditori, finite in Tribunale, che ha messo all'asta l'ex insediamento industriale.

All'inizio tutta la grande proprietà immobiliare è stata valutata 509mila euro, poi il prezzo si è sempre abbassato, visto che tutte le aste sono andate puntualmente deserte.

L'ultima è stata ieri, ma anche per una cifra irrisoria come 134mila euro non è stata presentata alcuna offerta. E non poteva essere altrimenti. Per bonificare i terreni e demolire tutte le strutture ci vogliono tanti soldi.

Ma c'è di piu: il piano regolatore del CIP è invariato da molti anni, quindi obsoleto e sempre adeguato alla vecchia zona industriale e al Petrolchimico, in perenne declino e oramai ridotto alla sola produzione di elastomeri.Tecnicamente il Comune turritano non può modificare la situazione, in quanto il suo piano regolatore è subordinato a quello del CIP.

Bisognerebbe però fare qualcosa, sia per attrarre investimenti che per cambiare la situazione in atto, rendendo possibili anche investimenti che non siano direttamente collegati alla produzione industriale. Il CIP è formato da comune di Porto Torres, Sassari, Alghero e Provincia. Dovrebbero mettersi d'accordo e cambiare il Piano Regolatore del Consorzio, rendendolo più moderno ed efficace, prendendo quindi atto di una situazione decisamente cambiata.

Il comune di Porto Torres parrebbe intenzionato ad andare in questa direzione ed avrebbe cominciato ad interlocuire in tal senso con i vertici del Cip, il cui presidente si è appena insediato.

Diversamente appare improbabile che qualcuno investa su questi terreni, che potrebbero invece essere appetibili ( sono vicini al porto e alle vie principali di comunicazione), ma che ora nessuno vuole acquistare, nemmeno a titolo praticamente gratuito, come è accaduto sinora per l'ex cementificio Alba, in funzione dal 1957 al 1983 e da quel momento abbandonato a se stesso.

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