ECONOMIA

La scomparsa

Addio ad Armin Loacker, il re dei wafer

L'impresa, nata nel 1925 in una piccola pasticceria di Bolzano, ha oggi un volume d'affari di 330 milioni di euro
lo stabilimento produttivo di auna di sotto
Lo stabilimento produttivo di Auna di Sotto

È morto a 78 anni Armin Loacker, figlio di Alfons Loacker, fondatore della storica ed omonima azienda produttrice dei celebri wafer amati da intere generazioni di italiani e non solo.

La storia imprenditoriale dei Loacker nasce in una piccola pasticceria di Bolzano nel 1925, quando Alfons Loacker, padre di Armin, apre insieme a due aiutanti il suo locale, che diviene in breve celebre per la produzione, accanto ai tradizionali prodotti da pasticceria, di wafer creati con materie prime naturali, secondo sue ricette.

"Il capitale aziendale - racconta l'azienda nel sito web ufficiale - consisteva allora esclusivamente in conoscenze tecniche e vero spirito pionieristico, abbinati a tanto entusiasmo e capacità di resistenza".

Dopo una fase di stallo legata al secondo conflitto mondiale l'azienda continua a crescere, trasformando il nome Loacker in un brand di fama mondiale, i cui prodotti deliziano oggi i consumatori di oltre 100 paesi.

A contribuire alla fama del marchio anche l'ideazione, a partire dal 1983, degli allegri e simpatici gnomi, presi in prestito dal mondo delle leggende delle Dolomiti, che divengono personaggi di culto e ambasciatori dei prodotti.

I celebri nanetti che hanno fatto la fortuna dell'azienda
I celebri nanetti che hanno fatto la fortuna dell'azienda

Nel 2017 l'azienda ha prodotto 876 milioni di dolciumi e realizzato un fatturato complessivo di 335,4 milioni di euro, con un export di ben 181,5 milioni.

Tutti i prodotti Loacker escono da stabilimenti ai piedi delle Alpi, a Auna di Sotto (Alto Adige) e a Heinfels (Tirolo Orientale), a più di 1.000 metri sul livello del mare.

L'impresa, che conta mille dipendenti con un volume d'affari di 330 milioni di euro, resta oggi saldamente nelle mani dei figli di Armin, Andreas e Martin Loacker, e del nipote Ulrich Zuenelli.

(Unioneonline/v.l.)

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