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Armi italiane a Riad, ecco i dati: "Si lascino in pace i lavoratori sardi"

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La Rwm

Il valore delle esportazioni di armi dall'Italia verso l'Arabia Saudita ammonta a 427 milioni 500mila euro. Riad occupa la sesta posizione nella graduatoria dei Paesi destinatari degli armamenti che partono dall'Italia.

Sono i dati contenuti nell'ultima Relazione trasmessa dal governo al Parlamento, relativa al 2016.

Nel complesso sono 2599 le licenze concesse, per un valore pari a 14,6 miliardi di euro, praticamente raddoppiato rispetto al 2015. Un balzo enorme, dovuto per lo più ad una licenza da 7 miliardi per la fornitura di 28 aerei da difesa di nuova generazione.

Il Paese in cui esportiamo più armi è il Kuwait. Seguono Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Quindi l'Arabia Saudita, destinataria di materiali per 427,5 milioni, appunto.

E la Rwm, tra le aziende italiane esportatrici, si piazza al terzo posto. Comanda Leonardo, con 778 licenze per un valore di 11 miliardi e mezzo, seguita da Ge.avio, 69 licenze pari 985 milioni. L'azienda domusnovese - finita nel mirino dell'inchiesta del New York Times - ha 45 licenze per un valore totale di quasi 490 milioni.

L'inchiesta del prestigioso giornale americano, insomma, pare prendere di mira la sola Rwm, che esporta una minima parte delle armi che ogni anno arrivano a Riad.

E non cita l'accordo stretto, pochi mesi fa, tra Donald Trump il re saudita Salman: contratto in base al quale Riad comprerà dagli Usa armi e sistemi di difesa per la cifra monstre di 110 miliardi, a confronto dei quali i 427 milioni di armamenti venduti dall'Italia (da tutte le aziende, non dalla sola Rwm) sono bruscolini.

Intanto il deputato di Forza Italia Stefano Maullu chiede di "lasciare in pace i lavoratori sardi".

"L'attacco sferrato dal New York times e dal Movimento 5 Stelle è meschino e privo di senso: queste persone vanno lasciate in pace, stanno svolgendo il loro lavoro. Forse i grillini e il Nyt vorrebbero chiedere alla Beretta di interrompere la fabbricazione di fucili e armi da fuoco? O a Fincantieri di non costruire fregate e incrociatori?".

"La cosiddetta inchiesta - continua il parlamentare sardo - ha banalmente rivelato una questione nota e ampiamente discussa in Parlamento, e non è servita a nulla".

(Unioneonline/L)

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