OPINIONI - LUCA TELESE

Luca Telese
Il commento

La voce del padrone

T re mesi di tempo per giustificarsi: l'Europa per la Germania è rimandata a novembre, proprio come uno scolaro che non ha passato il suo esame di maturità, o che è risultato insufficiente negli scrutini di fine anno. La voce del padrone - direbbe il maestro Franco Battiato - ha parlato.

Il verdetto dei giudici costituzionali che sorvegliano Angela Merkel pesa come piombo sulle nostre economie. L'Alta Corte di Karlsruhe ha lanciato il suo ultimatum alla Banca centrale europea e a Cristine Lagarde, e le ha dato tre mesi per dimostrare che i suoi acquisti di titoli di Stato «non siano sproporzionati rispetto alla politica economica e fiscale derivanti».

Fate attenzione alle parole, che rivelano i termini di questa controversia e i suoi effetti sulla Banca Centrale Europea: la Corte tedesca non sta parlando del cosiddetto Pepp (il piano di intervento antipandemia varato dalla Lagarde pochi giorni fa), ma - con ben cinque anni di ritardo! - si sta pronunciando, nientemeno, che sul famoso QE, il piano di acquisti avviato da Mario Draghi nell'ormai lontano 4 marzo 2015. I tempi geologici della giurisprudenza costituzionale teutonica, insomma, si proiettano da una crisi all'altra, in un estenuante effetto moviola.

M a a nessuno sfugge il fatto che il giudizio su Draghi, quando sarà conclusa l'istruttoria, sarà decisivo anche sulle scelte della Lagarde del 2020 (adottate per fronteggiare il coronavirus), perché come è noto l'alta Corte di Karlsruhe ha l'ultima parola su tutte le leggi di spesa che riguardano l'Europa: secondo l'ordinamento tedesco spetta alla Corte la ratifica ultima su ogni decisione del Parlamento. Da questa intricata architettura Costituzionale discende una conseguenza logica: è vero infatti che il giudizio sul Q.E. non è direttamente collegato - sul piano giuridico - a quello sul Pepp, perché la Corte potrebbe anche - per assurdo - bocciare il primo e approvare il secondo. Mentre di contro, se approvasse definitivamente il programma di Draghi, sicuramente darebbe il nulla osta anche al piano anti-pandemia.

Dunque, siccome la Corte decide per la Germania, e la Germania ha potere di veto sull'Europa, mentre in tutto il mondo le banche centrali stanno stampando moneta, nel nostro continente un assurdo giuridico sta frenando l'intervento congiunto della Bce. Attenzione: nulla di quello che stiamo scrivendo può essere derubricato alla voce “sovranismo”, o piegato alla logica di una interpretazione anti-europeista. Le parole più feroci, per denunciare il ritardo della Germania, stavolta le hanno pronunciate dei tedeschi eccellenti, a partire dall'ex presidente Gerard Schroder, o dall'ex ministro Joska Fisher. Ed è stato il presidente della Bundesbank Jens Weidmann - non certo un antagonista no global - a dichiarare al settimanale tedesco “Die Zeit” che sosterrà la Bce nella diatriba.

Il punto è questo: non è un problema solo italiano, come è evidente, ma l'Italia è il paese d'Europa che ha il debito più grande. Questo significa che l'Italia deve attendere quell'esame di riparazione con grande preoccupazione perché tutta l'Europa è come sospesa in attesa di questo giudizio, e i mercati hanno una riserva a cui ancorare i loro più nobili dubbi e le loro più infami speculazioni.

Ancora una volta, ed è un dramma, si deve tornare alla contesa quando servirebbe una dimensione unanime e una volontà ferrea e comune. Questa volta però non è la Germania contro il Sud Europa, ma solo una parte del suo popolo e della classe dirigente tedesca, contro il resto d'Europa. Molti analisti affidabili leggono questo giudizio sospeso come una tappa importante prima di un passo decisivo. Ecco perché l'Alta Corte tedesca, in queste ore, chiede di fatto a tutta l'Europa di barattare le certezze necessarie contro il tempo necessario per metabolizzare lo strappo. Il problema è che questo tempo, gli imprenditori e le partite Iva italiane che vanno nelle banche a chiedere un prestito, non lo hanno. Ecco perché qualcuno dovrà spiegare ai togati tedeschi che sotto esame, stavolta, non ci siamo solo noi. Ma anche loro.

LUCA TELESE

GIORNALISTA

E AUTORE TELEVISIVO

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