OPINIONI - NICOLA LECCA

Nicola Lecca
Il tempo fugge

A dodici anni nella libreria dell'ateneo

L e bibliotecarie rimasero sorprese. Cosa mai ci faceva un pischello di dodici anni nella biblioteca universitaria di Cagliari? Prontamente venne chiamata la direttrice per accertare se il ragazzino avesse, o meno, il diritto di trovarsi lì, insieme ai grandi, per studiare, conoscere e imparare. «E perché no?», rispose lei, con un sorriso. Il ragazzino, del resto, aveva bruciato le tappe fin dal principio della sua esistenza. Nato settimino (e condannatosi per questo a una lunga prigionia in incubatrice), a quattro anni già sapeva leggere. Non c'era da stupirsi, dunque, se, ancora dodicenne, già ambisse a frequentare la biblioteca universitaria della sua città.

Ad affascinarlo più di tutto erano gli schedari: pieni com'erano di cassettini contenenti un'infinità di cartoncini sui quali, con la macchina da scrivere, erano stati trascritti i titoli di migliaia di libri, i loro autori e la specifica collocazione.

Il metodo del ragazzo era semplice: sceglieva un libro a caso e cominciava a leggerlo.

Faceva così anche con le copie d'archivio di questo giornale. Una volta richiese il secondo semestre del 1976. «Vediamo cosa capitava nel mondo durante i miei primi mesi di vita», pensò.

Presto, da un montacarichi, spuntarono enormi libroni contenenti tante copie rilegate de L'Unione Sarda. Dopo averle pazientemente sfogliate, il ragazzo appuntò sul suo diario: «Durante il mio primo mese di vita le isole Seychelles ottennero l'indipendenza dal Regno Unito, il Vietnam del Nord e quello del Sud si riunificano dopo una sanguinosa guerra, la corte suprema degli Stati Uniti d'America si pronunciò in merito alla pena di morte definendola “una punizione costituzionalmente accettabile” e i palestinesi dirottano in Uganda un volo dell'Air France con a bordo più di cento passeggeri».

Poi, subito dopo, scrisse: «Ed io? Io che segno lascerò a questo mondo»?

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