Gli episodi di violenza, degrado e microcriminalità che avvengono nel centro di Cagliari ma anche nelle aree attorno ai grandi esercizi commerciali, come raccontano le cronache, hanno spesso un collegamento: l’uso, o abuso, di sostanze stupefacenti o di alcol. E anche i minorenni, purtroppo, non sfuggono a questo fenomeno, sempre più preoccupante anche per l’abbassamento dell’età media dei consumatori: anche a dieci, undici anni si può entrare in contatto con droga o alcol, come fanno sapere dal Serd della Asl 8 di Cagliari. E tra le dipendenze si fa spazio un’ulteriore emergenza: quella tecnologica. E anche in questo caso i più piccolo sono potenziali vittime con meno strumenti per difendersi.

Purtroppo l’esempio dei più grandi è un problema. «I genitori utilizzano il telefono cellulare quotidianamente, parecchie ore al giorno. Dunque è quasi inevitabile che lo facciano anche i bambini. Il problema in questo caso sono le conseguenze: più si è piccoli e maggiori sono i rischi di gravi danni cerebrali», evidenzia Mercedes Masia, direttrice del Serd Cagliari, medico psichiatra, esperta in psicologia giuridica e criminologia. Si occupa di tossicodipendenze e, dirigendo il Servizio sanitario dipendenze della Asl 8, ha un osservatorio privilegiato per studiare l’evoluzione delle dipendenze nel territorio del sud dell’Isola.

Un sequestro di droga
Un sequestro di droga
Un sequestro di droga

Il Serd ha competenze su circa 540mila cittadini. I pazienti in carico sono circa tremila. Un’ottantina i minori, tra i 14 e i 17 anni: sono seguiti dal personale dell’unità ad alta specializzazione. I medici del servizio devono convivere con una discriminazione assolutamente infondata perché il Serd viene erroneamente associato alla esclusiva dipendenza da eroina, nonostante si tratti di un servizio pubblico che si occupa di tutte le dipendenze e in grado di trasformare in meglio la vita delle persone che vogliono realmente cambiare la loro esistenza.

Gli operatori e gli specialisti del Serd verificano ogni giorno quello che è un dato allarmante: «Stiamo registrando un abbassamento della fascia d’età della prima volta. C’è chi ammette di aver bevuto alcol o di aver fatto uso di cannabis anche a dieci, undici anni», sottolinea la direttrice. Una prima volta che spesso è quella del «per provare» o del «per fare un’esperienza» perché «tanto poi posso smettere quando voglio». Oppure si inizia per seguire il gruppo di coetanei e per non essere isolati. Il pericolo è enorme: «Si cade nella dipendenza facilmente», evidenzia la Masia, «magari perché si attraversa un momento di difficoltà personale o per una complessa situazione familiare o anche per andare contro le regole». I minori seguiti al Serd sono quasi sempre maschi. E arrivano da ogni contesto sociale perché «non esiste una condizione specifica per finire in una dipendenza», commenta ancora la psichiatra.

Tra le droghe, si inizia con i cannabinoidi. Scarseggia la dipendenza da cocaina tra i minori così come quella da droghe sintetiche. Un altro dettaglio preoccupante è l’associazione sostanze stupefacenti-alcol. Ma uscire da questo tunnel è possibile: «La svolta, per poter uscire da questa strada, è tra i 15 e i 17 anni: i ragazzi hanno una maggiore coscienza per poter affrontare anche momenti che possono essere difficili, come una bocciatura a scuola. Bisogna essere motivati nel voler affrontare un percorso in modo cosciente con l’obiettivo di cambiare la propria vita». Affidandosi dunque a psicologi, psicoterapeuti fino ad accettare anche la possibilità di arrivare in una comunità. «Ci può volere un anno, o anche di più. E il primo passo è quello della stabilizzazione dell’umore per non sentirsi fragili o in balia dell’irritabilità, con il rischio, nel volere dimenticare una cosa spiacevole, di affidarsi nuovamente a droga o all’alcol», aggiunge ancora la direttrice del Serd.

Dipendenza da smartphone
Dipendenza da smartphone
Dipendenza da smartphone

Accanto ad alcol e droghe, da tempo ci sono altre dipendenze: quella dal gioco d’azzardo, gratta e scommesse. E quella dalla tecnologia e dai social. «I più piccoli cercano maggiori stimoli ma le conseguenze negative, anche cerebrali, possono essere devastanti. Gli effetti principali sono la difficoltà di concentrarsi, problemi di memoria, irritabilità e insonnia. Intervenire non è semplice perché nelle stesse famiglie ci sono gli esempi negativi negli adulti. Dunque bisognerebbe lavorare anche sulle persone tra i 40 e i 50 anni».

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