Se provassimo a descrivere il profilo artistico di Andrew Garfield, penseremmo subito a una carriera scandita non soltanto dalla qualità delle interpretazioni, ma anche dalla selezione accurata delle proposte di lavoro. Tra gli attori di Hollywood più talentuosi della sua generazione, la star losangeliana ha dimostrato, ancora giovane, una versatilità non scontata all’interno del settore, spaziando dalle offerte mainstream - basti pensare ai due cinecomic di “The Amazing Spider-Man” - a quelle di stampo autoriale, come dimostrato da pellicole tra cui “Parnassus” di Terry Gilliam, “The Social Network” di David Fincher e, non ultimo, “After the Hunt” di Luca Guadagnino, con il quale ha avviato una fruttuosa collaborazione che promette, per il futuro, di farsi ancora più salda.

Proprio nel merito del prolifico scambio avuto con il cineasta nostrano, Garfield si prepara a tornare in “Artificial”: il nuovo film di Guadagnino ispirato al controverso mondo dell’intelligenza artificiale e, nello specifico, alla complessa figura di Sam Altman, CEO di OpenAI, a cui si deve lo sviluppo di Chat GPT. Contando su una sceneggiatura firmata da Simon Rich, il titolo si focalizza sulle oscure vicende che interessarono i cinque giorni del novembre 2023 durante i quali Altman fu licenziato dalla sua azienda, per essere poi nuovamente assunto dopo brevissimo tempo. Un progetto scomodo al punto da aver richiesto notevoli peripezie prima di trovare un partner disponibile alla pubblicazione. Dopo l’iniziale interruzione dei rapporti con Amazon e il successivo disinteresse di altre realtà, tra cui A24, solo più tardi Guadagnino ha trovato in NEON un porto sicuro per garantire la pubblicazione del film.

Per ciò che riguarda, invece, l’esperienza vissuta durante le riprese, Garfield ha raccontato, nella sua ultima intervista a Esquire U.K., di non aver mai conosciuto Sam Altman di persona e, pertanto, di aver lavorato sul personaggio concentrandosi sui verbali dei procedimenti giudiziari, sulle interviste e sulle informazioni rese pubbliche inerenti alla vicenda. Nondimeno, il profilo umano di Altman è stato utile all’attore per confrontarsi ancora una volta con il proprio lato oscuro, riflettendo sugli aspetti personali che ha percepito in comune con quelli del dirigente e scongiurando così il rischio di incappare in un’interpretazione giudicante del soggetto.

Inevitabilmente, Garfield ha espresso un giudizio severo anche nei confronti delle intelligenze artificiali e di un loro utilizzo inappropriato, accennando - in un’ospitata al Jimmy Kimmel Live! - a come, dopo aver recitato in “The Social Network” e in “Artificial”, abbia deciso perfino di rinunciare a Facebook e Chat GPT, impressionato da ciò che si nasconde realmente dietro la natura di certi servizi digitali. Riconoscendo, inoltre, quanto la tecnologia delle IA nasconda al suo interno un impatto potenzialmente devastante per l’umanità, la star auspica che le persone impegnate nello sviluppo possiedano anche la necessaria consapevolezza etica e capacità di discernimento.

Oltre ad “Artificial”, Garfield è pronto a riapparire anche in “The Uprising”, l’ultimo progetto del regista Paul Greengrass ispirato agli eventi storici da cui ha preso spunto il personaggio di Robin Hood. Insieme alla sua cornice storica, il titolo - afferma l’attore - permetterà al pubblico di osservare più da vicino le storture della società contemporanea, con l’auspicio, soprattutto, di “far ca..re sotto” i miliardari del pianeta che, ormai regolarmente, occupano le notizie sui giornali.

Rispondendo a una domanda postagli durante una proiezione, la star si augura che il film possa suscitare negli spettatori una presa di coscienza collettiva: «Spero che possa essere qualcosa che galvanizzi le persone. Spero che provochi un risveglio, che tutti possiamo sentire riflesse le nostre difficoltà nelle difficoltà di questi personaggi provenienti da un'epoca e da un luogo lontani, e che questo possa indicarci una direzione».

E, con un messaggio rivolto esplicitamente a quei potenti che influiscono negativamente sugli equilibri geopolitici e sui valori democratici, ha aggiunto: «Prima di tutto, spero che vengano a vederlo. Ma, in secondo luogo, spero che, se qualche miliardario guarderà il film, si caghi sotto dalla paura. Includerò anche i miliardari in questo discorso, perché potrebbero essere proprio loro quelli con l'anima più malata. Sono quelli che, in qualche modo, potrebbero aver più bisogno di guarire».

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