Parkinson, la malattia neurodegenerativa in più rapida crescita: colpite 6,5 milioni di persone nel mondo
I sintomi, la diagnosi e le ultime frontiere nelle curePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Seconda malattia neurodegenerativa più comune e quella in più rapida crescita al mondo, il Parkinson, di cui anche il senatore del Pd ed ex ministro della Cultura Dario Franceschini ha appena dichiarato di soffrire ormai già da anni, è caratterizzato da tremore, rigidità, lentezza e difficoltà nei movimenti anche più semplici.
Ad oggi sono circa 300mila gli italiani colpiti, mentre la prevalenza in Europa è quasi raddoppiata dal 1990, passando da 135 a 247 casi ogni 100.000 persone. Nel mondo ne soffrono oltre 6,5 milioni di persone.
Dalla diagnosi alle cure, la ricerca sul Parkinson sta aprendo nuove prospettive soprattutto con terapie mirate per il controllo dei sintomi. Si punta a un test del sangue per la diagnosi precoce e il monitoraggio clinico della malattia: ricercatori italiani hanno individuato di recente una molecola nel sangue come indicatore del danno alle cellule nervose in una ricerca pubblicata su Nature Parkinson's Disease dell'Università Statale di Milano, in collaborazione con altri atenei. La presenza della molecola (JNK3), rilevabile tramite un semplice prelievo, consente infatti di distinguere pazienti con Parkinson da soggetti sani. E la diagnosi precoce resta, al momento, la vera chiave.
SINTOMI MENO NOTI – Fra i sintomi, oltre a quelli più noti non bisogna sottovalutare la riduzione della capacità di percepire odori e la stitichezza, ma anche la voce che diventa flebile e la scrittura che si rimpicciolisce, segnali che possono comparire anni prima dei disturbi motori.
Il Parkinson riguarda e ha riguardato nel tempo diversi personaggi famosi: tra questi Michael J. Fox, l'attore di Ritorno al Futuro che ha ricevuto la diagnosi nel 1991 a soli 30 anni.
Sul fronte delle cure, la ricerca va avanti rapidamente e abbraccia vari settori: non solo farmaci, ma ad esempio anche una nuova terapia a ultrasuoni, guidata da risonanza magnetica, in sperimentazione su pazienti al Policlinico Vanvitelli di Napoli per combattere in modo non invasivo i tremori tipici della malattia. Buoni risultati preliminari ha dato anche una stimolazione non invasiva e indolore, la stimolazione magnetica transcranica (Tms) nel ridurre i sintomi del Parkinson, in un recente studio su Nature condotto dalla Washington University School of Medicine di St. Louis.
La cura definitiva ancora non c'è ma i farmaci, grazie a una diagnosi tempestiva, possono aiutare a ritardarne il peggioramento.
(Unioneonline/v.l.)
