La geografia del silenzio: chiese, conventi e monasteri nella Sardegna francescana
Da Cagliari a Luogosanto passando per Sanluri, Oristano, Bottidda e AlgheroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Cominciamo col fare ciò che è necessario: mettiamoci in cammino. Il bordone detta il ritmo sul selciato, misura il passo del pellegrino. Sulla mappa memorie di pietra, templi di venerazione, rifugio e preghiera, presidi di speranza edificati nel nome di Francesco. Una geografia di silenzi.
I seguaci del Santo di Assisi percorsero l’Isola in lungo e in largo. I primi approdarono a Cagliari passando per la Corsica negli anni venti del secolo XIII. Si rifugiarono in una grotta, vicini al cimitero di Bonaria. Per la gente furono santi ben prima di tornare alla casa del padre. In seguito costruirono una chiesa della quale non vi è più traccia. Da allora e nei secoli successivi, i francescani edificarono chiese, conventi e monasteri. Che i sogni siano simboli, che i sogni siano segni.
Buoncammino
In Corso Vittorio a Cagliari si possono vedere arcate e affreschi, quel che resta di un secondo convento oramai perduto, ma il vero simbolo della presenza di Francesco nel capoluogo è l’orto dei cappuccini, vicino al convento di Sant’Ignazio, sul colle di Buoncammino. Stradine consolatorie, cespugli di piante officinali, lavanda ed elicriso, un giardino di splendide rose e poi ancora mandorli, ulivi e melograni. La chiesa di Sant’Ignazio, sappia il viandante, custodisce il sarcofago del beato Nicola, nativo di Gesturi, ai piedi della Giara, dove nacque nel 1882. La casa, con arredi originali, è divenuta museo in onore di “frate Silenzio”.
Terra di umili santi la Cagliari di Francesco. D’obbligo la visita alla chiesa di Santa Rosalia, alla Marina. La casa dei minori osservanti custodisce le spoglie mortali del santo taumaturgo spagnolo Salvatore da Horta.
Ancora di Sant’Ignazio parla il paese di Laconi, con la casa natale, il museo e l’oasi francescana. Un giardino di pace e serena poesia. La geografia del silenzio unisce i figli del Santo. I silenzi. La grande chimera del nostro tempo. Come quelli di Thelonious Monk, frate di nome, sacerdote nero del bebop, per cui le pause avevano lo stesso valore delle note. «Ciò che non suoni può essere importante tanto quanto ciò che suoni», scrisse. Prima divagazione sulla strada in cui i sandali calcano pietre romane nella via verso Pula, devota al frate cappuccino Nazareno. Esempio di virtù e povertà, riceveva i suoi seguaci in una casa spartana, divenuta museo. Intorno la devozione ha edificato un piccolo convento, vigne e giardini. Qui fermati viaggiatore e ascolta i consigli dei frati.
Santo Sulki
Nel cuore del Sulki l’ispanica Iglesias ha importanti tracce del poverello. I francescani giunsero nel XIV secolo e il loro lascito è la chiesa di san Francesco. Un’altra traccia importante è la chiesa di Nostra Signora di Valverde, ricostruita nel 1592 e affidata ai padri cappuccini. Delle origini resta la facciata alta e slanciata, in stile romanico-pisano. I pellegrini possono sostare nel santuario di Nostra Signora delle Grazie. Il tempo si è fermato per respirare un po’ di infinito in santa pace. Forse era questo l’impossibile che auspicava il Santo?
Potevano i frati temere le lande perigliose di Barbagia? Fonni regala meraviglie nella forma di un capolavoro di barocco e rococò, il santuario della Vergine dei Martiri. Fanno parte del complesso il convento, la cripta di sant’Efisio e san Gregorio, l’oratorio di san Michele, le cumbessias, etimo sinonimo di sosta, accoglienza e condivisione. Come muristenes e posadas.
Poco lontano, ai piedi del Montalbo, sorge un luogo simbolo stesso di spiritualità, il santuario di San Francesco di Lula, meta del pellegrinaggio descritto da Grazia Deledda in Elias Portolu. La leggenda dice che un bandito dimostrò la sua innocenza e costruì la chiesetta. L’attuale edificio settecentesco custodisce una statua lignea del Santo di scuola napoletana. Nei giorni della festa Lula apre le porte del cuore ai foresterieri: Un’acoglientzia chi torrat in pedes sas domos de posata, in uve su novinanthe non fit mai un’istranzu ebhia. Punto.
La chiesa di San Francesco a Oristano, in stile neoclassico, custodisce il crocefisso di Nicodemo, una scultura lignea nello stile gotico doloroso tanto caro all’Ordine. La cruda naturalezza della fine livida nel corpo scheletrico, l’addome contratto nell’ultimo spasmo. La leggenda narra che furono i cristiani in fuga a portare la statua intagliata dallo stesso Nicodemo seguace di Cristo. Il convento della cittadina fu a lungo centro della vita politica, qui si firmò la pace tra giudicato d’Arborea e Corona d’Aragona (1388). Nel monastero delle clarisse, primo in Sardegna, trovò rifugio e protezione perfino la giudicessa Eleonora.
Audite poverelle
Poco lontano, a Sanluri, il monastero francescano da quattro secoli domina il paese. Nelle celle non ci sono più novizi ma porte aperte a chi voglia ascoltare il silenzio. Intorno i campi, le vigne. Il profilo di Monte Arcosu all’orizzonte indica al viandante la strada maestra. Seconda divagazione, dove Maestro e menestrello è di certo Angelo Branduardi che alla vita del Santo ha dedicato l’Infinitamente piccolo, con testi da fonti francescane. Sulla seconda traccia, Audite poverelle, intravvediamo la nostra prossima meta, Monte Rasu, Goceano, Bottida. Kefa, la prima pietra. Qui tra il 1220 e il 1230 i francescani costruirono il primo insediamento sull’Isola. Per volontà del Santo e grazie al beato Giovanni Parenti, suo successore che secondo la tradizione morì e fu sepolto proprio nel convento, per secoli centro di spiritualità permanente.
Audite poverelle, dal Signor vocate
Ke de multe parte et provincie sete adunate
Una parte del convento è stata già restaurata. La Diocesi di Ozieri e le comunità di Bottida e dei paesi vicini la utilizzano per le celebrazioni e altre attività. Un’altra ala da pochi anni acquisita dalla diocesi in permuta dagli eredi di Pellegrino Giànnasi ritroverà a breve decoro. Infine arriverà la luce sulla montagna circondata da castagni secolari. Raccontano che il decano di questi maestosi alberi sia stato piantato dai padri fondatori. L’elettrificazione consentirà attività religiose e culturali nell’ottocentesimo anniversario del Transito. «Il convento è uno scrigno di profonda spiritualità francescana – dice Don Gianfranco Pala – grazie alla custodia della famiglia Giànnasi il convento si presenta in tutto il suo antico splendore. Senza di loro oggi non avremo il convento».
Cuore di santo
La Sassari di Francesco ha “un cuore” medievale, Santa Maria di Betlem e il monastero di Campolongu. La veste neoclassica della chiesa è opera di Antonio Cano, frate-architetto. Custodisce gli enormi ceri portati in processioni dai Gremi nella Faradda. Il viandante ricordi di ammirare nel convento la statua del beato Francesco Zirano e quindi bussare alle porte dei minori osservanti, da 500 anni custodi del santuario della Madonna delle Grazie e di una preziosa reliquia: il cuore di San Salvatore da Horta, le cui membra riposano in Casteddu.
Alghero e Bosa
Rotolando verso sud i sandali ci conducono al santuario della Madonna di Valverde. L’importanza di questo sito è cruciale. I lavori di restauro hanno portato alla luce un sarcofago di fine III secolo su cui è incisa una croce, prova della diffusione del cristianesimo nell’Isola già in tempi remoti.
I segni lasciati dai figli di Francesco ancora parlano delle sua gesta. Nel XV secolo, nell’Alghero catalana i frati misero mano, pietre e malta alla chiesa e al convento di San Francesco. Oggi è considerato uno dei monumenti gotico-catalani più importanti dell’Isola. La nostra mappa consunta, con le sue piccole crocette cremisi, rivela come la presenza francescana nell’Isola sia capillare, con vestigia di grande rilievo. Sulle rive del Temo sorge il meraviglioso borgo medievale di Bosa, ai piedi del castello di Serravalle. Dentro le mura del maniero sorge Nostra Signora de sos Regnos Altos. Sugli affreschi del secolo quindicesimo (fine dell’età giudicale) i temi della povertà e dell’umiltà e i volti a noi familiari di diversi santi francescani.
Terza divagazione, dove Francesco diventa un musical. Non fosse stato santo il poverello D’Assisi sarebbe stata comunque una rockstar. Il musical sulla sua vita, Forza venite gente, realizzato nel 1981, è andato in scena per ben 3500 repliche. Meglio di lui di certo Jesus Christ Superstar, ma qui siamo su altro livello.
In Gaddhura
Tornando sulla terra è molto difficile pensare che i frati del medioevo siano rimasti indifferenti alla Gallura, uno luogo dove per tanta grazia ricevuta è semplice sentirsi più vicini all’Altissimo. All’inizio del XIII secolo scelsero i graniti di Luogosanto dove costruirono l’Eremo di san Trano, oggi meta di pellegrinaggio da ogni parte del mondo. Ma i frati-muratori eressero anche la basilica di Nostra Signora di Luogosanto, che può vantare il privilegio della Porta Santa. Custodisce il simulacro della Regina di Gallura, preziosa statua lignea del ‘700. Nella sacrestia raffinati gioielli, ex voto, statue, arredi sacri. Secondo la tradizione la statua venne ritrovata su una spiaggia di Arzachena.
Queste le parole del poeta Petru Cracchja Pirina sulla Regina:
Tutta la Gaddhura l’adora, e li mittisi la curona
idda è la mamma suprema, di tuttu lu sistema
la Madonna in carrulu arriesi, cussì ci dici la storia
e il Locusantu si filmesi, pà veneralla in gloria
A Mores, nel Meilogu, i frati cappuccini dimorano nel convento di Sant’Antonio e a Castelsardo, antico borgo sul mare, i minori conventuali risiedono da 500 anni nella chiesa di Nostra Signora delle Grazie. Qui è custodito Lu Cristu Nieddu, crocefisso di ginepro di inizio XIII secolo annerito dal tempo o forse da un antico incendio.
Giunti alla fine della terra i frati scrutarono il mare e pensarono umilmente di aver fatto il necessario. Nel tempo infinito di una preghiera.
Simone Loi
