Da quando l’ha esplorato e messo in musica Gaber nel ’94, arruolando anche il minestrone e la minestrina, la vasca e la doccia, il giochino destra-sinistra è consumato. Oppure sarà che sono categorie appannate dall’impetuoso rimbalzo della destra e dal corrispondente intimidirsi della sinistra. Di fatto ti viene in mente una partizione differente mentre ti accingi ad affrontare in auto la nuova, eclettica piazza d’Armi.
Il semaforo è il posto fisso, magari statale; la rotatoria è la libera impresa.
Al semaforo se c’è il rosso stai fermo, per forza. Usi quel tempo libero obbligato come vuoi (quasi tutti smanettano sul telefonino, una minoranza di tradizionalisti si ficca le dita nel naso). E quando c’è il verde passi, perché è il turno tuo e nessuno te lo tocca. Certo, i tempi a volte sono lunghi, soprattutto se la coda è grande. Alla rotatoria invece passi prima, è oggettivo, e se sei sveglio guadagni molto tempo. Però sei responsabilizzato, è tutto un gioco di riflessi e se sei lento o distratto rischi gli improperi e le clacsonate o anche la fiancata. E quindi quel momento, in cui devi essere performante, ti sembra più lungo di quel che è.

Poi ci sono gli attraversamenti pedonali. Con l’Avanti vai (quasi) sereno però lo devi attendere. Le strisce invece ti danno il diritto di passare quando vuoi, ma a tuo rischio e chissà se arrivi. Quello è il welfare.

Celestino Tabasso

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