Si sta discutendo molto della singolare lezione matrimoniale di Tajani. Vale la pena tornarci non per prolungare una inevitabile polemica, ma perché quel ragionamento rivela qualcosa di più profondo di una battuta infelice.

Tajani, solitamente prudente e misurato, voleva spiegare la maggiore affidabilità del centrodestra rispetto alle alleanze avversarie. E ha paragonato la scelta politica a quella della donna da sposare.

Da una parte la ragazza affascinante, con molti fidanzati alle spalle, portata a tradire e a mettere qualche cornetto. Dall’altra quella meno appariscente, seria, fedele, destinata a diventare una buona madre e a garantire la stabilità della famiglia. Al figlio consiglierebbe naturalmente la seconda.

Il ragionamento si regge su equivalenze che non hanno alcun fondamento: la donna bella sarebbe meno affidabile; quella dimessa e con la gonna più lunga garantirebbe invece fedeltà e solidità familiare.

Non è soltanto un discorso antiquato. È proprio un ragionamento sgangherato. La bellezza non misura l’affidabilità, il passato sentimentale non predice la fedeltà e la gonna non certifica il carattere.

Tajani voleva celebrare la stabilità del centrodestra. Ha soprattutto rivelato quanto sia rimasta ferma agli anni Cinquanta una certa idea della donna: bella dunque inaffidabile, dimessa dunque fedele.

Più che una metafora politica, un catalogo di pregiudizi. Difficile da giustificare. E da perdonare.

Bepi Anziani

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