La rinascita inizia dai fischi: il commento del 28 settembre 2026
Di Lorenzo PirasIl calcio italiano affonda nella crisi, tra delusioni sul campo e tensioni nelle stanze del potere. La sconfitta per 2-0 di venerdì a Roma contro il Belgio certifica le difficoltà della selezione azzurra, surclassata da un avversario di livello superiore. L’esordio in Nations League ha evidenziato un ritmo di gioco inferiore agli standard europei e un possesso palla sterile, sfumato al momento di concretizzare. Il debutto dei giovani promossi dal commissario tecnico Mancini non ha dato i risultati sperati nel confronto diretto con i campioni schierati dagli avversari. Il rossoblù Romano ha pagato l’impatto con il palcoscenico internazionale, soffrendo la classe di De Bruyne, dominante per qualità e velocità di esecuzione, ma gli errori commessi contro l’esperto fuoriclasse belga rientrano nel percorso di crescita e non giustificano bocciature affrettate al primo ostacolo. I giovani necessitano di tempo e possibilità di sbagliare senza subire condanne premature.
Dalla debacle dell’Olimpico, Mancini si sarà senz’altro portato via la determinazione e il dinamismo dell’altro giocatore del Cagliari convocato a Coverciano, Maldini, subentrato nel finale. Anche se ha deciso di non portare lui, Barella e altri otto Azzurri in Turchia, dove oggi (alle 20.45) la Nazionale cerca i primi punti del torneo. Poi – venerdì a Saint-Denis – sarà la volta della Francia, priva dell’infortunato Mbappé. L’ossatura della squadra poggia sull’asse composto da Donnarumma, Barella e Tonali, mentre il reparto offensivo mostra limiti evidenti con Pio Esposito e Kean non ancora al livello dei bomber delle selezioni top: il pensiero va all’Inghilterra di Kane, alla Spagna di Yamal per non dire della Norvegia di Haaland. Il punto però è che l’Italia un centravanti che segni deve tirarlo fuori in fretta: rischia infatti di scivolare in modo definitivo verso un ruolo di comparsa nei tornei di rilievo, se non ritroverà identità e concretezza sotto porta.
Alle questioni di campo si aggiunge il caos istituzionale legato alla posizione del presidente federale Malagò e all’ipotesi di un commissariamento, con l’arrivo di Adriano Galliani in Figc nel ruolo di traghettatore di esperienza. L’eventuale decisione della Giunta del Coni potrebbe segnare un punto di svolta nella gestione politica della federazione, in un momento in cui il movimento necessita di stabilità e visione strategica. Il calcio italiano sta affrontando una fase di trasformazione, diviso tra la riorganizzazione dei quadri dirigenziali e la ricerca di risultati sul campo. La ricostruzione della Nazionale – impresa altrettanto delicata – richiede pazienza, programmazione e sostegno ai nuovi talenti, gravati della responsabilità di riportare al più presto il Paese nelle competizioni internazionali.
La sfida dei prossimi impegni sarà fondamentale per valutare la tenuta del gruppo e la capacità di reazione a una situazione di difficoltà generale, che coinvolge sia la componente atletica sia la struttura di governo dello sport italiano. È vero che i fischi – assordanti all’Olimpico al termine del match con il Belgio – non fanno piacere. Ma possono essere il punto di partenza per la rinascita auspicata da tutti.
Lorenzo Piras
