I l colpo di fulmine è pigrizia dell'intelligenza, è un errore che non si è avuto il coraggio o la possibilità di riconoscere al momento di compierlo. No, non sto parlando d'amore (non ho più l'età, ahimè) ma di politica, quella che accompagnerà noi sardi nei prossimi tre mesi, fino alle elezioni per il nuovo Consiglio regionale.

La frase che ho citato, di Charles Baudelaire, mi ronza in testa e mi serve da monito nell'approcciarmi a valutare i candidati a governare l'Isola. Perché non vorrei mai che dovessimo fare una scelta sulla scorta di fallaci e momentanee suggestioni o, peggio, di simpatie (o antipatie) personali. Credo invece che ora, praticamente terminati i giochi ed esaurite le alchimie sperimentate dai partiti per mettere in pista dei nomi, sia giunto il momento di ascoltare e valutare i programmi, finora quasi assenti nel dibattito pubblico.

Mi piacerebbe, da qui alla chiamata alle urne, sapere se qualcuno ha davvero un'idea di Sardegna. Non dico un piano preciso, articolato e a lunghissimo termine, forse sarebbe utopistico pretenderlo. Ma capire, ad esempio, se nei prossimi cinque anni - e dopo una legislatura non esaltante - si riuscirà ad unire le forze per riempire di nuovi contenuti quello Statuto che dopo 70 anni inizia ad apparire vecchio ed inadeguato rispetto alla mutata realtà. Sapere se finalmente si riuscirà ad affrontare con determinazione e barra dritta le vertenze aperte con lo Stato. Riuscire a comprendere in che modo s'intende rilanciare la nostra asfittica economia con le scarse risorse finanziare a disposizione. (...)

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