L a cancelliera Angela Merkel, in una recente intervista alla Süddeutsche Zeitung in vista della presidenza tedesca della Ue iniziata ieri, premette che è «eccezionale» lo sforzo necessario per contrastare la crisi scatenata dal coronavirus. Perciò è indispensabile che la Germania «non pensi solo a sé stessa, ma sia pronta a un atto straordinario di solidarietà» verso i Paesi come l'Italia e la Spagna che sono stati colpiti dalla pandemia in modo violento sul piano economico, sanitario e, a causa del grande numero di vittime, anche emotivo.

Ammette che è «nell'interesse tedesco avere un forte mercato interno e che l'Unione Europea cresca insieme e non si sfaldi», ribadendo che ciò che è buono per l'Europa è buono anche per la Germania. Nell'intervista, la cancelliera avverte che il Fondo per la ricostruzione da 750 miliardi non potrà risolvere tutti i problemi, tuttavia non averlo significherebbe aggravarli.

La ricetta del successo, insiste, è che «tutti noi facciamo buona politica per l'economia e aumentiamo la convergenza nella Ue». Anche perché, dopo la crisi finanziaria di dieci anni fa e quella dei migranti del 2015, l'Europa non è ancora abbastanza resiliente agli choc sistemici. Perciò, è necessario che governi come quello italiano usino l'occasione dei fondi europei anche per rafforzare e rendere più competitivo il sistema Paese. A tal fine, la Germania è pronta a un atto di solidarietà verso i Paesi più colpiti dalla pandemia sul piano economico, sanitario ed emotivo.

E spiega che il diverso impatto della pandemia sui vari Stati impone nuovi criteri di distribuzione rispetto a quelli tradizionali del bilancio Ue. Per i Paesi con alto tasso di indebitamento, come l'Italia, ammette infatti che «i crediti hanno meno senso dei contributi», perciò sta lavorando per convincere Austria, Olanda, Svezia e Danimarca ad accettare il principio dei finanziamenti a fondo perduto. Infine, sul Mes la Merkel ha provato a spingere il governo giallorosso verso il sì ai 37 miliardi del fondo salva-Stati, perché non restino inutilizzati. Tuttavia, Conte, che teme il potenziale esplosivo della contrarietà dei 5 Stelle, ha respinto l'offensiva. Il premier sembra infatti essere orientato verso il no al Mes, visto i pochi voti di margine della maggioranza al Senato e visto anche, come egli va ripetendo ai suoi ministri, che «nessun Paese l'ha chiesto e l'Italia non può mostrarsi debole agli occhi del mondo».

In alternativa a un piano strutturale di riforme, di cui quella sanitaria finanziata dal Mes avrebbe assunto un ruolo preminente, Conte ha lasciato trapelare l'idea che i fondi europei del Recovery Plan potrebbero essere utilizzati per ridurre le tasse. Ma sarebbe un grave errore. Forse Conte si è accorto, dopo circa dieci giorni di consultazioni degli Stati generali, che l'elaborazione di un programma di riforme coerente col piano europeo avrebbe richiesto uno sforzo politico superiore al previsto, e che sarebbe stato più facile tagliare le imposte. Tuttavia, è bene rendersi conto che, in assenza di riforme, nessuna azione di rilancio, nemmeno di natura fiscale, produce effetti duraturi. Come scrive Lorenzo Bini Smaghi sul Corriere della Sera, senza un'azione incisiva nel settore sanitario, da mettere in atto nelle prossime settimane, qualsiasi intervento fiscale è destinato a fallire. Le misure più urgenti da adottare nei prossimi mesi anche nel settore sanitario richiedono infatti importanti investimenti. I fondi per finanziare questi interventi verrebbero messi a disposizione quasi gratis dal Mes. Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni, la Covid facility del Mes è lo strumento più adeguato a finanziare questa emergenza. Perciò Conte dovrebbe convincere i 5S della bontà del progetto Mes, non rinunciarvi per paura della sua contestazione politica.

BENIAMINO MORO

UNIVERSITÀ DI CAGLIARI
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