L’annuncio di Trump: «Accordo pronto, Hormuz riaprirà». Niente pedaggi per i sessanta giorni di tregua
Sul piatto deroghe alle sanzioni per consentire a Teheran di vendere liberamente il petrolio. Il regime: «Resta sotto il controllo iraniano»«Un accordo è stato ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione, tra gli Stati Uniti d'America, la Repubblica Islamica dell'Iran e i vari altri Paesi... Gli aspetti finali e i dettagli dell'accordo sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve». Donald Trump proclama su Truth la svolta nel braccio di ferro tra Usa e Iran: «Mi trovo nello Studio Ovale della Casa Bianca, dove abbiamo appena avuto un'ottima conversazione telefonica» riguardo «alla Repubblica Islamica dell'Iran e a tutte le questioni relative a un memorandum d'Intesa sulla PACE», scrive elencando i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Egitto, Giordania, Bahrein, oltre al capo dell'esercito pakistano.
«Separatamente, ho avuto una conversazione telefonica con il Primo Ministro israeliano Bibi Netanyahu, che, analogamente, è andata molto bene», prosegue, annunciando che «verrà aperto lo Stretto di Hormuz».
Da Teheran, come ormai da copione, arriva la frenata: secondo l'ultimo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti, riportato dall'agenzia di stampa iraniana Fars, lo Stretto di Hormuz rimarrebbe sotto la gestione dell'Iran. L'agenzia ha respinto l'annuncio del presidente statunitense definendolo «incompleto e incoerente con la realtà».
Ma il progresso c’è stato: secondo Axios i capisaldi dell’intesa sono una proroga alla tregua di 60 giorni, durante la quale lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto, l'Iran potrebbe vendere liberamente petrolio, si terrebbero negoziati per limitare il programma nucleare iraniano e le ostilità verrebbero interrotte anche in Libano. Durante i 60 giorni, Hormuz verrà aperto senza pedaggi e l'Iran acconsentirà a rimuovere le mine che ha dispiegato nello stretto per consentire alle navi di passare liberamente. In cambio, gli Stati Uniti revocherebbero il blocco sui porti iraniani e concederebbero alcune deroghe alle sanzioni per consentire a Teheran di vendere liberamente il petrolio. Secondo il New York Times è previsto anche lo sblocco di beni iraniani all'estero per 25 miliardi di dollari. Al tempo stesso, aggiunge il quotidiano, l'Iran si impegna a rinunciare alle proprie scorte di uranio altamente arricchito: le modalità precise con cui saranno cedute saranno definite nel prossimo ciclo di colloqui.
Elementi di fatto tutti confermati dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim, considerata molto vicina ai pasdaran: stop alle ostilità in tutta la regione, sblocco dei beni iraniani all'estero e 60 giorni per negoziare sul nucleare (nodo su cui «Teheran non ha preso alcun impegno») mentre si precisa che ci vorranno 30 giorni per le procedure legate allo sblocco di Hormuz.
Che un passo avanti era imminente lo si è capito dopo la visita venerdì dei mediatori a Teheran. Ma mancava lo sprint finale verso quello che comunque è solo un pre-accordo o memorandum d'intesa, con la proroga della tregua di due mesi. Donald Trump aveva annunciato a Cbs News che «ci stiamo avvicinando notevolmente» ad un accordo e che un'intesa finale impedirebbe a Teheran di ottenere un'arma nucleare, garantendo che l'uranio arricchito iraniano venga «gestito in modo soddisfacente».
«Firmerò un accordo solo se otterremo tutto ciò che vogliamo», aveva sottolineato. In un'intervista ad Axios aveva rivelato che avrebbe discusso l'ultima bozza dell'accordo con i suoi consiglieri (Steve Witkoff, Jared Kushner e il vicepresidente JD Vance) e che avrebbe deciso entro oggi se riprendere o meno la guerra. Il momento è così cruciale da averlo indotto a disertare le nozze del figlio Donald Jr con Bettina Anderson su un'isola privata alle Bahamas. Il commander in chief aveva affermato che le probabilità di un «buon» accordo o di un attacco per «spazzarli via completamente» sono «50% e 50%».
Determinante anche la call con i leader del Golfo: tutti, secondo Axios, gli avevano chiesto di procedere con l'accordo per mettere fine alla guerra. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita in India, aveva parlato di progressi sull'Iran avvisando che «più tardi oggi, domani o tra un paio di giorni, potremmo avere qualcosa da annunciare». La prospettiva di un accordo diplomatico preoccupava il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che secondo il New York Times è stato escluso dai negoziati passando di fatto da un ruolo di "co-pilota" a quello di "mero passeggero" della crisi. Ma Teheran, che in questo mese di tregua dice di aver riorganizzato le sue forze armate, sembrava più cauta sull'evoluzione dei colloqui.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, aveva fatto una dichiarazione sibillina: «Siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo», aveva detto, riconoscendo che «l'attuale slancio dei negoziati sta portando a una riduzione delle divergenze», ma precisando che «ciò non significa che abbiamo raggiunto una piena comprensione su questioni di tale immensa importanza, ma piuttosto che ci stiamo muovendo verso una soluzione reciprocamente accettabile basata su una serie di parametri definiti». Baghaei aveva spiegato che ora l'obiettivo di Teheran è «un memorandum d'intesa (MoU) in 14 punti, che includa le questioni più critiche necessarie per porre fine alla guerra, insieme a questioni di fondamentale importanza per l'Iran». Una volta finalizzato questo MoU preliminare, verrà stabilito un calendario strutturato di 30-60 giorni per negoziare i dettagli tecnici prima di raggiungere un accordo finale e completo.
Anche il Financial Times aveva indicato che i mediatori fra Iran e Stati Uniti ritenevano di essere vicini a un accordo per estendere di 60 giorni il cessate il fuoco e per porre le basi delle discussioni sul programma nucleare iraniano: l'intesa includerebbe una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e l'impegno a discutere come diluire o consegnare le scorte dell'Iran di uranio altamente arricchito. Al Arabiya ha riferito che «l'Iran si è offerto di sospendere l'arricchimento dell'uranio oltre il 3,6% per 10 anni (contro i 15 previsti dall'accordo negoziato da Obama) e di diluire l'uranio arricchito oltre il 20% all'interno del Paese; di aprire lo Stretto di Hormuz e di sospendere temporaneamente il pagamento dei pedaggi in cambio di un risarcimento da parte di Washington, chiedendo che la questione delle sanzioni e dei fondi congelati venga discussa prima della firma di qualsiasi accordo».
(Unioneonline)