Prosegue la guerra in Medioriente e  il conflitto del Golfo si infiamma sull'energia. Israele colpisce il maxi giacimento di gas iraniano di South Pars. I pasdaran contrattaccano in Qatar, colpendo più volte il grande impianto di Ras Laffan. Timori per le forniture energetiche globali: schizzano i prezzi del petrolio. Nuovo caso negli Usa dopo le dimissioni del capo dell'antiterrorismo Kent: la direttrice dell'intelligence Gabbard smentisce la tesi della Casa Bianca sul conflitto, poi aggiusta il tiro.

Il Pentagono punta a chiedere 200 miliardi al Congresso per la guerra, secondo il Wp, mentre Trump valuta l'invio di migliaia di soldati in Medio Oriente, riporta la Reuters.

LE NOTIZIE IN DIRETTA DEL 19 MARZO: 

Ore 22 – Gli Usa: «Distrutto un impianto di missili balistici iraniano a Karaj»

Il Comando centrale americano ha annunciato di aver distrutto l'impianto di missili superficie-superficie a Karaj, a nord-ovest di Teheran. Lo stabilimento veniva utilizzato per «assemblare missili balistici che minacciavano gli americani, i Paesi vicini e il traffico marittimo commerciale», riferisce il Centcom in un post sui social.

Ore 20.30 – Netanyahu: «Trump ha chiesto di fermarci su South Pars, lo stiamo facendo»

"Israele ha agito da solo contro il giacimento di gas di South Pars in Iran. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto di evitare ulteriori attacchi e noi lo stiamo facendo". Lo ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu in conferenza stampa.

Ore 20.10 – Netanyahu: «Quanto tempo prenderà la guerra? Fino a che sarà necessario»

"Quanto tempo prenderà (la guerra)? Fino a che sarà necessario". Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu in conferenza stampa. "In una mano teniamo la spada di Davide, e l'altra è tesa verso la pace. Chi ci porgerà la mano in segno di pace, la stringeremo. A chi ci attaccherà, toglieremo la mano", ha detto il premier.

Ore 19.55 – Netanyahu: «Dopo 20 giorni di raid, Iran non è in grado di arricchire uranio»

"Dopo 20 giorni di attacchi, oggi l'Iran non ha la capacità di arricchire uranio né di produrre missili balistici. E continuiamo a colpire". Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu in conferenza stampa, la seconda da quando è iniziata l'operazione 'Il Ruggito del leone'.

"Stiamo eliminando la leadership iraniana e non importa chi li rimpiazzerà, perché sono Guardiani temporanei. Ieri abbiamo distrutto tutta la loro flottiglia sul Mar Caspio insieme ai nostri alleati americani. È presto per dire se il popolo iraniano sfrutterà le condizioni che stiamo creando per loro per uscire nelle piazze. Speriamo che accada, stiamo agendo perché accada, ma alla fine dipende solo da loro". ha aggiunto.

Ore 19.45 – Idf: «Operiamo a sud del Litani perché l’esercito libanese non ha disarmato Hezbollah»

''Da quando Hezbollah ha deciso di sostenere il regime iraniano e attaccare Israele il 2 marzo, ha lanciato circa 700 razzi, missili e droni contro Israele da aree a sud del fiume Litani. Ossia quelle stesse aree che avrebbero dovuto essere liberate dal terrore di Hezbollah dall'esercito libanese, ma ciò non è avvenuto. Non abbiamo altra scelta che intervenire contro la minaccia che Hezbollah rappresenta per i nostri civili''. Lo ha scritto il portavoce dell'Idf Nadav Shoshani su X.

Ore 19.10 – Crosetto: «Nessuna missione a Hormuz senza una tregua»

"Ho letto interpretazioni totalmente errate sul documento approvato oggi da alcune nazioni europee e non, tra cui l'Italia. Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un'iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell'importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un'iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota. 

Ore 18.40 – Conte: «No alla partecipazione dell'Italia alla missione per Hormuz»

«Ormai siamo arrivati al livello che le informazioni ce le abbiamo o da Washington o in questo caso da Londra. Da Londra ci vien detto che l'Italia parteciperebbe a questa missione, diciamo assolutamente no». Lo spiega il leader del M5S Giuseppe Conte, rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto cosa pensa della notizia che l'Italia fa parte del gruppo dei sei Paesi che si stanno mobilitando per poter garantire la navigabilità nello stretto di Hormuz. «Trump ha creato questa instabilità, ha fatto questi attacchi illegali. Trump risolve il problema, non chiede a noi di mandare i nostri uomini, le nostre navi, i nostri mezzi», aggiunge arrivando all'Università Statale di Milano per un incontro con gli studenti di UniSi sul referendum. 

Ore 17.30 – Trump: «Tutti volevano attaccare l’Iran ma non hanno avuto coraggio, è toccato a me»

"Ho dovuto intraprendere questa piccola impresa e fare qualcosa che nessun altro presidente ha avuto il coraggio di fare, e tutti volevano farlo, ma non hanno mai avuto il coraggio di farlo. E non li biasimo, non li sto biasimando. E' toccato a me, e abbiamo fatto un ottimo lavoro. Le nostre forze armate sono incredibili, abbiamo delle forze armate incredibili. Abbiamo di gran lunga le forze armate più forti del mondo". Così il presidente Usa Donald Trump nel corso di un incontro nello Studio Ovale con la premier giapponese Sanae Takaichi, a proposito dell'attacco all'Iran.

Ore 17.20 – Trump: «Stiamo difendendo lo Stretto di Hormuz per tutti»

"L'Iran è quasi raso al suolo, l'unica cosa rimasta è lo Stretto di Hormuz. Noi stiamo difendendo lo Stretto per tutti". Lo ha detto Donald Trump. "In due settimane abbiamo distrutto la loro Marina, la loro aeronautica e tutta la loro tecnologia è andata. Al di là di questo l'Iran sta bene", ha messo in evidenza Trump facendo sorridere i presenti. “Gli alleati ora – ha aggiunto – stanno diventano più disponibili su Hormuz, ma è troppo tardi”.

Il presidente Usa ha inoltre riferito di aver chiesto a Netanyahu di non attaccare giacimenti di petrolio e di gas.

Ore 17.05 - Ok Usa ad armi per oltre 16 miliardi a Stati del Golfo colpiti da Iran 

Gli Stati Uniti hanno approvato vendite di armi per oltre 16 miliardi di dollari agli Stati del Golfo colpiti dalla guerra con l'Iran. Lo annuncia il dipartimento di Stato. 

Ore 17.05 – Trump: «Non invierò soldati in Iran»

Donald Trump ha assicurato che "non invierà soldati in Iran" in un incontro nello Studio Ovale con la premier giapponese. “Ma se lo stessi facendo, di certo non lo direi”, ha aggiunto.

Ore 17 – Tajani: «Pronti a fare la nostra parte in una eventuale missione Onu su Hormuz»

"Qualora ci dovesse essere una missione Onu per garantire la traversabilità di Hormuz noi siamo pronti a fare la nostra parte" e "si potrà parlare" dell'invio di navi "ma partecipare alla guerra assolutamente no, neanche agli scontri su Hormuz, forzare Hormuz in questo momento non è nelle nostre corde. Arrivare lì significa infilarsi nella guerra". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo a Tagadà su La7. 

Ore 16.45 – Eventuale missione su Hormuz che coinvolga l'Italia solo con l'Onu

Un eventuale missione che possa coinvolgere diversi Paesi come l'Italia, per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz, potrebbe avvenire solo sotto l'egida delle Nazioni Unite. Lo ribadiscono fonti informate della Difesa. 

Ore 16.45 – Raffineria di Haifa colpita da bomba a grappolo lanciata da Iran

E' stata autorizzata la pubblicazione della notizia secondo cui un bombardamento proveniente dall'Iran ha causato danni alle raffinerie nella zona di Haifa, in Israele. Si tratterebbe di una bomba a grappolo. Le immagini in tv mostrano una densa colonna di fumo che si leva dal luogo dell'impatto. Il ministro dell'Energia israeliano, Eli Cohen, ha affermato che "non si sono verificati danni significativi alle infrastrutture nello Stato di Israele".

Ore 16.30 – F-35 Usa danneggiato da fuoco iraniano, atterraggio d'emergenza

Un caccia F-35 americano ha effettuato un atterraggio di emergenza presso una base aerea Usa in Medio Oriente dopo essere stato colpito da quello che si ritiene essere fuoco iraniano. Lo riferiscono due fonti informate alla Cnn. Il portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti, il capitano Tim Hawkins, ha dichiarato che il jet stava "svolgendo una missione di combattimento sull'Iran" quando è stato costretto a effettuare l'atterraggio di emergenza. Hawkins ha precisato che il velivolo è atterrato in sicurezza e che l'incidente è oggetto di indagine. Qualora confermato, l'episodio segnerebbe la prima volta in cui l'Iran colpisce un velivolo americano nel corso del conflitto iniziato alla fine di febbraio.

Ore 15.50 – Libano, il bilancio delle vittime della guerra è oltre 1000 

Il Ministero della Salute libanese ha dichiarato oggi che gli attacchi israeliani hanno ucciso 1.001 persone nel Paese dall'inizio - il 2 marzo - della guerra tra Israele e Hezbollah, facendo salire il bilancio di 968 vittime rispetto al giorno precedente. Il nuovo comunicato del Ministero precisa che tra le vittime figurano 79 donne, 118 bambini e 40 operatori sanitari, mentre altre 2.584 persone sono rimaste ferite. 

Ore 15.15 – Araghchi: «Chi aiuta gli Usa a riaprire Hormuz sarà complice dell'aggressione»

Gli alleati degli Stati Uniti che aiutano Washington a riaprire lo Stretto di Hormuz si renderebbero "complici" dell'aggressione. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo quanto riportato dalla Cnn. Durante una telefonata con il suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, Araghchi ha affermato che l'attuale situazione nello Stretto è stata causata da Stati Uniti e Israele, e ha avvertito che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano costituirebbe "complice dell'aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori".

Ore 15 – Usa: «Mojtaba gravemente ferito, poco chiaro il processo decisionale in Iran»

La nuova guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, è rimasta gravemente ferita in un attacco di Israele. Lo ha confermato la direttrice dell'intelligence Tulsi Gabbard, ammettendo che Mojtaba Khamenei è più intransigente del padre ma, a causa delle sue ferite, il processo decisionale ai vertici del governo iraniano risulta poco chiaro.

Ore 14.45 – Hormuz, la nota congiunta dei sei Paesi

Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno offerto la loro disponibilità a collaborare per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale.

Il testo completo del comunicato congiunto dei sei Paesi.
«Condanniamo con la massima fermezza i recenti attacchi sferrati dall’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e di gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto. Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire su persone in ogni parte del mondo, specialmente sui più vulnerabili. In linea con la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineiamo che tali interferenze con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. A questo proposito, chiediamo un’immediata moratoria globale sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e di gas. Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni che stanno procedendo alla pianificazione preparatoria. Accogliamo con favore la decisione dell’Agenzia internazionale per l’energia di autorizzare un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio. Adotteremo ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici, tra cui la collaborazione con alcuni paesi produttori per aumentare la produzione. Ci impegneremo inoltre a fornire sostegno ai paesi più colpiti, anche attraverso le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie internazionali. La sicurezza marittima e la libertà di navigazione vanno a vantaggio di tutti i paesi. Invitiamo tutti gli Stati a rispettare il diritto internazionale e a difendere i principi fondamentali della prosperità e della sicurezza internazionali».

Ore 14.30 – Londra annuncia piano a 6 per riapertura di Hormuz, c'è l'Italia

Sei Paesi - Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone - si sono dichiarati oggi pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Lo si legge in un comunicato diffuso da Downing Street nel quale i sei condannano inoltre con forza gli attacchi attribuiti a Teheran.

Ore 13.40 – Hegseth: «Fine guerra? Trump stabilirà quando gli obiettivi sono raggiunti»

"La migliore difesa è l'attacco e non abbiamo paura di uccidere". Lo ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth aggirando le domande su quando e come finirà la guerra. "Non vogliamo stabilire una tempistica definitiva. In ultima analisi, sarà a discrezione del Presidente dire che abbiamo raggiunto gli obiettivi necessari per il popolo americano e la nostra sicurezza", ha aggiunto. 

Ore 13 – Mattarella: «No alle violazioni del diritto internazionale»

"Accade oggi che - in opposizione a quanto si afferma necessario per l'ordinata vita delle singole comunità nazionali - si assista alla delegittimazione delle Corti Internazionali e dei loro giudici, negando il valore del diritto internazionale, rimuovendo la storica scelta di civiltà di predisporre autorità preposte a verificarne il rispetto e a sanzionarne le violazioni". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lectio magistralis all'università di Salamanca. “Cosa può fare l'Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che esso venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all'Europa saper dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi”.

Ore 12.25 – Dall’Italia aiuti alla popolazione del Libano

Un aereo è partito da Brindisi con oltre 11.000 articoli di prima necessità, finanziati dal governo italiano, alla volta del Libano, per dare possibilità all'Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e ai suoi partner "di aumentare l'assistenza per le persone sfollate e le comunità colpite in tutto il Paese".  I nuovi aiuti, un carico di circa 30 tonnellate di beni di prima necessità, tra cui set da cucina, coperte, kit igienici e taniche saranno distribuiti "in stretto coordinamento con le autorità libanesi a famiglie sfollate in tutto il Libano", si legge in una nota. 

Ore 11.56 – Iran: «Pronti a distruggere le infrastrutture energetiche»

L'esercito iraniano ha rinnovato le minacce di distruggere le infrastrutture energetiche della regione qualora venissero nuovamente attaccate durante la guerra tra Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica. «Avvertiamo il nemico che avete commesso un grave errore attaccando le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica dell'Iran, e la risposta è in corso e non è ancora terminata», ha dichiarato il comando operativo dell'esercito Khatam Al-Anbiya in una dichiarazione riportata dall'agenzia di stampa Fars.

Ore 11.30 – Iran: «Pedaggi per attraversare lo Stretto di Hormuz»

Il parlamento iraniano sta discutendo una proposta volta a imporre pedaggi sul traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Isna. L’agenzia ha riferito che, in base al piano proposto, i paesi le cui navi transitano attraverso questa via navigabile strategica sarebbero obbligati a versare un canone all’Iran per il suo utilizzo come rotta sicura.

Ore 11.14 – Missili iraniani contro Tel Aviv

Tel Aviv è stata di nuovo bersaglio di un attacco missilistico iraniano. I media israeliani riferiscono di danni a un edificio. L'attacco ha fatto scattare le sirene in alcune zone del centro di Israele e della costa, secondo quanto riportato dal Times of Israel.

Ore 10.56 – Macron: «Basta raid contro infrastrutture civili ed energetiche»

«Ho poi potuto parlare con il presidente Trump e lui stesso ha chiesto di cessare tutti questi bombardamenti e attacchi contro le infrastrutture civili, il gas, il petrolio, ma anche l’acqua». Così il presidente francese Emmanuel Macron.

Ore 10.30 – Kallas: «I Paesi Ue non hanno intenzione di entrare in guerra»

"Non c'è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran". Lo ha detto l'alto rappresentante Ue Kaja Kallas. ricordando che l'uso della forza è previsto nel caso dell'autodifesa e di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Poiché al momento non esiste nulla del genere, i Paesi dell'Ue non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra", ha sottolineato Kallas.

Ore 9.58 – Droni contro sito petrolio in Arabia Saudita

Un drone si è schiantato contro la raffineria saudita Samref, situata nella zona industriale di Yanbu, in Arabia Saudita, sulla costa del Mar Rosso, e "la valutazione dei danni è in corso", ha dichiarato questa mattina il ministero della Difesa saudita.

Ore 9.07 – Kuwait, colpita un’altra raffineria di petrolio 

Un altro drone iraniano ha colpito una raffinerie di petrolio in Kuwait, provocando un incendio. Lo riferiscono le autorità locali. 

Ore 08.32 – Iran, Crosetto: «Situazione difficile e complessa, reazione Teheran è scatenare caos»

«La situazione è molto difficile e complessa perché gli Stati Uniti avevano l'idea che bastasse decapitare il regime di Teheran per avere delle reazioni che portassero a un cambio della leadership iraniana, mentre invece si stanno rendendo conto che la reazione iraniana preordinata prima è scatenare il caos». Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a Rtl 102.5. «Attacchi diretti all'Italia – ha aggiunto Crosetto – da parte dell'Iran non sono in questo momento presi in considerazione. Il tema è invece il terrorismo. Le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento per un atto di terrorismo. Sono dormienti da anni e collocati un po' in tutto il mondo. Questo è un problema più grosso».

Ore 08.32 – Pechino: «Inaccettabile l'uccisione di Larijani e di altri leader iraniani»

La Cina definisce «inaccettabile» l'uccisione del capo della sicurezza iraniana Ali Larijani, ucciso da Israele, e di altri leader e ha nuovamente chiesto un cessate il fuoco immediato. «Ci siamo sempre opposti all'uso della forza nelle relazioni internazionali. Le azioni volte ad assassinare leader iraniani e ad attaccare obiettivi civili sono ancora più inaccettabili», ha dichiarato durante una conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian.

08.22 – Media, attacco con drone contro raffineria in Kuwait

Una raffineria di petrolio in Kuwait è stata oggetto di un attacco con droni, che ha provocato

un incendio. Lo riferiscono media statali.

Ore 08.05 – Israele: «Oltre 170 persone ricoverate dopo gli ultimi raid»

Il ministero della Salute israeliano ha riferito che nelle ultime 24 ore 177 persone ferite sono state ricoverate in ospedale a seguito del conflitto con l'Iran. Lo riporta il Times of Israel. Tra i pazienti ricoverati in ospedale, uno è in condizioni critiche, due in condizioni moderate e 167 in buone condizioni.

Ore 05.45 – Attacchi iraniani uccidono 3 donne palestinesi in Cisgiordania e un uomo in Israele

Attacchi missilistici iraniani hanno ucciso tre donne palestinesi in Cisgiordania e un lavoratore straniero nel centro d'Israele, hanno annunciato oggi i servizi di soccorso. Secondo la Mezzaluna rossa palestinese, frammenti di missili hanno colpito ieri sera un salone di parrucchiere a Beit Awa, nella Cisgiordania occupata vicino a Hebron (Israele meridionale), uccidendo tre donne. Si tratta delle prime vittime palestinesi a causa di attacchi iraniani dall'inizio della guerra in Medio Oriente il 28 febbraio. Segnalati otto feriti, tra cui una donna in gravi condizioni. Il Magen David Adom, l'equivalente israeliano della Croce rossa, ha annunciato la morte di un uomo nel centro di Israele a seguito di un attacco missilistico iraniano, portando a 15 il numero di vittime nel Paese a causa della guerra. Secondo questa fonte, si trattava di un "lavoratore straniero", un cittadino thailandese impiegato nel settore agricolo, secondo i media israeliani.

Ore 05.22 – Qatar, tutti gli incendi nell'impianto di gas attaccato dall'Iran sono «sotto controllo»

Tutti gli incendi scoppiati nel più grande impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) del Qatar in seguito all'attacco iraniano sono «sotto  controllo», ha annunciato oggi il Ministero dell'Interno. «La Protezione civile ha spento completamente tutti gli incendi nella zona industriale di Ras Laffan», ha affermato il dicastero aggiungendo che non ci sono stati feriti e che le operazioni di raffreddamento e messa in sicurezza sono in corso.

Ore 04.59 – Arabia: «Ci riserviamo il diritto di reagire militarmente contro l'Iran»

L'Arabia Saudita ha dichiarato oggi di "riservarsi il diritto" di reagire militarmente contro l'Iran, che prende regolarmente di mira il Paese con droni e missili. «Ci riserviamo il diritto di intraprendere azioni militari se necessario», ha affermato il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan bin Abdullah, sottolineando che «il Regno non cederà alle pressioni; al contrario, tali pressioni si

ritorceranno contro coloro che le esercitano».

Ore 04.05 – Trump: «Distruggeremo giacimento gas Iran se Teheran attaccherà di nuovo sito Qatar»

Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di distruggere l'enorme giacimento di gas iraniano di South Pars se Teheran dovesse attaccare nuovamente l'importante impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) di Ras Laffan in Qatar. Trump ha affermato che gli Stati Uniti «non sapevano nulla» del raid che ha portato alla rappresaglia iraniana contro Ras Laffan. «Non ci saranno ulteriori attacchi da parte di Israele contro questo importantissimo e prezioso giacimento di South Pars, a meno che l'Iran non decida sconsideratamente di attaccare un Paese completamente innocente, ovvero il Qatar. In tal caso gli Stati Uniti d'America, con o senza l'assistenza o il consenso di Israele, distruggeranno in modo massiccio l'intero giacimento di gas di South Pars con una forza e una potenza che l'Iran non ha mai visto né conosciuto prima», ha scritto Trump.

(Unioneonline/v.f.)

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