Carburante raffinato alla Saras, la proposta: «Accise vanno pagate in Sardegna». Scatta la petizione online

03 ottobre 2026 alle 10:43

Far restare in Sardegna le entrate delle accise sui carburanti raffinati nell’isola e destinati al mercato italiano. È l’obiettivo della petizione promossa su Change.org da Franciscu Sedda, presidente di “A Innantis”, che a Radar ha proposto un confronto con Saras per modificare le modalità di pagamento dell’imposta.

Il punto, sostiene Sedda, è dove i carburanti vengono immessi in consumo ai fini fiscali. La proposta è che questo avvenga in Sardegna, prima della spedizione nella penisola, consentendo così alla Regione di beneficiare della quota di gettito prevista dallo Statuto.

«Non serve una nuova legge», afferma Sedda, convinto che la strada più immediata sia una trattativa con l’azienda. A sostegno della sua tesi richiama un rilievo della Corte dei conti sarda del 2002 sul minore gettito regionale legato al differimento del pagamento dell’imposta.

Secondo la stima indicata da Sedda, la Sardegna perderebbe circa un miliardo di euro all’anno. Risorse che, se recuperate, potrebbero finanziare sanità, scuola e infrastrutture oppure, nella sua proposta, contribuire a ridurre il prezzo dei carburanti alla pompa.

Sedda riconosce che il pagamento differito offre vantaggi finanziari all’azienda e precisa che non contesta il versamento delle imposte: la questione è il territorio al quale vengono attribuite le entrate.

La raccolta di firme punta dunque a dare forza alla richiesta di un tavolo con Saras, aperto anche alle controdeduzioni della società. Un’iniziativa che chiama in causa la responsabilità della politica regionale.

Se il confronto non bastasse, Sedda indica un’altra possibilità: chiedere al Governo, attraverso l’articolo 51 dello Statuto, la sospensione di disposizioni economiche o finanziarie ritenute manifestamente dannose per l’isola. La priorità, ribadisce, resta però una soluzione negoziale.