Oltre quattordici ore di attesa al Pronto soccorso senza ricevere assistenza. Dopo l’odissea vissuta da un malato di Sla all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari, dalla Asl arrivano le scuse ufficiali e l’annuncio di un’indagine interna. Il caso era stato denunciato dal consigliere regionale Alessandro Sorgia (FDI) con un dettagliato resoconto.

«Ho letto con dolore la vicenda – afferma il direttore generale Aldo Atzori  – ed esprimo vicinanza al paziente. Nessuno, e soprattutto una persona trachestomizzata, deve attendere 14 ore in Pronto soccorso. Ci auguriamo con forza che questi episodi non accadano più. Il caso è inaccettabile e merita chiarezza. Per questo, ho già disposto un audit per ricostruire tempi e responsabilità».

«Al di là del singolo episodio, è giusto dire anche cosa stiamo facendo perché il Pronto soccorso non sia l’unico punto di accesso per i pazienti più fragili – continua il manager -. In primo luogo stiamo affrontando il sovraffollamento: è un problema nazionale e a Cagliari abbiamo potenziato i posti letto in osservazione breve, attivato percorsi di dimissione protetta e stiamo aprendo ambulatori di prossimità, come quello appena inaugurato a Sant’Elia».

In secondo luogo, prosegue Atzori, «stiamo lavorando alla formazione del personale sulla gestione delle patologie ad alta complessità come la Sla: un paziente trachestomizzato non può stare in sala d’attesa, deve avere priorità, stanza dedicata, personale che conosce il problema. È un tema di umanizzazione, prima ancora che di numeri».

Infine «stiamo riorganizzando il sistema e l’assistenza domiciliare con il decreto ministeriale 77 e le risorse Pnrr: l’obiettivo è portare l’infermiere di famiglia, il medico e le cure palliative a casa del paziente».

«Chiedo ancora scusa alla famiglia per l’attesa e l’angoscia vissuta – conclude il dg - la Asl non si nasconde, prendiamo atto del problema e lo trasformiamo in impegno concreto. La mia porta e quella della Direzione sanitaria sono aperte per incontrare i familiari e le associazioni dei malati di Sla».

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