TG VIDEOLINAUltime Edizioni
Venezia, Archibugi racconta Carla Lonzi: il suo è un femminismo felice
06 settembre 2026 alle 18:07
Venezia, 6 set. (askanews) - Un docufilm che la racconta nei momenti più intimi e privati e che va oltre la semplice biografia della celebre critica d'arte, filosofa e teorica del femminismo scomparsa nel 1982 ma che ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana e non solo. Francesca Archibugi ha presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori - Eventi speciali, "Carla Lonzi- Dentro e fuori dal mondo". Un racconto che ha un punto di vista particolare, tra materiale d'archivio inedito, fotografie, interviste e la voce della stessa Lonzi, perché la regista la conobbe durante l'adolescenza, quando frequentava il figlio Battista Lena, oggi suo marito. E la ricorda così:"Avevo ricordi molto parziali, diciamo, era la mamma di un fidanzatino, poi la vedevo a scuola, ma ho avuto un rapporto più intenso e più profondo con lei quando si è ammalata, ma soprattutto telefonico, perché spesso dentro la stessa casa c'erano due linee e ci parlavamo perché stavo leggendo il suo diario e quindi lunghe telefonate anche di due ore, e proprio mi ricordo bene il suono della sua voce; ho scoperto tantissime cose di lei, ho letto tutte le lettere, i diari di quando era ragazzina lei, ho approfondito dei materiali inediti, ho visto dei filmati inediti, ho letto l'ultimo diario, quello inedito, ho capito tante cose di lei che non avevo capito, ecco".Un film anche per far conoscere ai giovani la voce di Carla Lonzi così attuale, il suo femminismo che Archibugi definisce "felice", e una donna che sta suscitando un nuovo interesse grazie alla ripubblicazione di molti suoi testi e che per la regista meritava di essere raccontata più a fondo e da vicino."Mi ha stupito del suo femminismo innanzitutto la profondità della persona, cioè il tipo di riflessione, perché delle femministe, diciamo, sono sempre inchiodate a un luogo comune, soprattutto quelle radicali come lei, cioè che cerca di dire la verità e l'autenticità, femminista, femminista arrabbiata. Invece si può essere una femminista che riflette, cioè lei faceva delle riflessioni che non erano sempre solo rivendicazioni. Cotringere il femminismo a, come dire, a una querelle di cose che una vuole, più spazio, più attenzione, è veramente la cosa più sbagliata. Noi vogliamo, noi femministe felici, non arrabbiate, vogliamo cercare di riflettere, di capire cos'è nella sostanza il rapporto fra uomo e donna, ma sembra che a volte di questo proprio non si possa parlare".
