Salute in Italia, Gimbe: "Accertato lo stato di grave malattia dei servizi sanitari regionali"
Il 7° Rapporto GIMBE presentato oggi al Senato della Repubblica sciorina numeri impietosi per una delle istituzioni simbolo del Nostro Paese. “Patologie multiple” affliggono il SSN, con elementi di gravità clinica in alcune Regioni. I cittadini italiani stanno spendendo di più di tasca propria per la sanità. Soprattutto nelle aree del Mezzogiorno il 17% ha limitato le spese per la salute per indisponibilità economiche. Nel 2023 oltre 4,5 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, di cui 2,5 milioni per motivi economici (+600.000 rispetto all’anno passato). La povertà assoluta ha giocato un ruolo fondamentale nell’alterare la sfera salute, interessando quasi due milioni di famiglie.
La spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al 6,2% del PIL, molto al di sotto della media dell’UE (6,8%).
I servizi sanitari soffrono nella loro sostenibilità di sovra- e sotto-utilizzo di interventi sanitari di basso e alto valore, rispettivamente, frodi, acquisiti a costi eccessivi, abusi.
I livelli essenziali di assistenza, i cosiddetti LEA, presentano gravi criticità regionali: ormai dichiarata una “frattura strutturale” tra Nord e Sud, con la voce prevenzione tra le inadempienze più rilevanti (come qualche mese fa notificato per la Regione Sardegna). Gravissima la situazione della mobilità sanitaria, con flussi economici dal Sud a favore del Nord per prestazioni di degenza ospedaliera e visite specialistiche (saldo negativo >100 milioni di euro per quasi tutte le Regioni del Centro-Sud). Si stima che l’autonomia differenziata accentuerà le differenze regionali.
Tredici punti programmatici possono permettere un intervento salvifico: tra questi il potenziamento degli investimenti nell’ambito della prevenzione e promozione della salute e un reale posizionamento della salute al centro di tutte le politiche (Ugo Cappellacci, Presidente Commissione Affari sociali della Camera)
