Nuoro, la città si ribella ai “tagli” ma Poste rassicura: «Nessuna chiusura»
«Questa è una battaglia di civiltà, parte dal basso», premette Franca Carroni, del comitato “Santu Predu”. «Abbiamo raccolto 700 firme che abbiamo consegnato al sindaco».
I cittadini si ribellano e incassano il sostegno del Consiglio comunale. La battaglia contro Poste italiane – in seguito al progetto di riorganizzazione degli uffici postali, con l’accorpamento delle filiali di Nuoro e Oristano – si dota adesso della cosiddetta “risoluzione Siotto”, dal nome della consigliera pentastellata. Di fatto, un provvedimento approvato all’unanimità che punta a chiedere il riesame della riorganizzazione, a sostenere il mantenimento a Nuoro della sede direzionale e a tutelare le funzioni operative e i livelli occupazionali.
Il sindaco Fenu aggiunge: «Siamo pronti anche a misure eclatanti, anche se mi auguro che non ce ne sia bisogno. Per ora seguiamo le indicazioni scritte nella “risoluzione”: comprendono anche iniziative legali, se necessario».
«La riorganizzazione non comporta chiusure di uffici postali, non ha effetti sui servizi ai cittadini, sull’operatività della rete o sul personale», precisa Poste italiane in una nota. E ancora: «L’ufficio postale di via Ballero continuerà a essere operativo con il consueto orario su sei giorni. E per quanto riguarda i lavoratori, le tutele definite dall’accordo nazionale garantiscono la continuità. L’elemento centrale del nuovo modello organizzativo è rappresentato dall’introduzione delle “Zone” (1.102 attive su tutto il territorio nazionale) che consentiranno di rafforzare il presidio territoriale garantendo per tutti gli uffici postali, con particolare riferimento a quelli di minori dimensioni, riferimenti manageriali diretti e un supporto specialistico negli ambiti gestionale, operativo e commerciale. Il nuovo assetto, infatti, favorirà la condivisione di competenze e buone pratiche, migliorando la capacità di intercettare i bisogni della clientela e di sviluppare l’offerta di servizi».
Rassicurazioni, però, che non convincono i cittadini. Franca Carroni precisa: «Noi vogliamo vivere qui. Vogliamo che la città viva e non vegeti».