Nel mare dell'Argentiera i resti della "Warrior": la nave maledetta

09 luglio 2023 alle 15:19aggiornato il 09 luglio 2023 alle 15:20

La meravigliosa Argentiera è uno scrigno di perle della natura e di tante storie. Non solo di minatori. Ma anche di naufragi misteriosi. Che sembrano usciti dalla penna e dalla fantasia di Edgar Allan Poe. Ma che sono straordinariamente veri. E tristi. Alle ore 11 del 18 novembre 1910, a 500 metri dalla miniera, in una giornata da tregenda, con vento di maestrale fortissimo e mare in burrasca il veliero di legno chiamato Warrior (1700 tonnellate circa di stazza e 67 metri di lunghezza) si schiantava violentemente sulla scogliera. Era di proprietà degli armatori Pietro e Lorenzo Brignetti e faceva parte del compartimento marittimo di Genova. Dei 17 giovanissimi uomini dell'equipaggio si salvarono solo in 9. Gli altri 8 non sopravvissero alla furia del mare. Erano per lo più di Procida e Forio d'Ischia.

Dal naufragio si salvò anche, incredibilmente, il gatto dell'equipaggio, adottato per il resto della sua vita dai minatori. La nave andò distrutta.

I vecchi minatori parlavano di resti dell'imbarcazione che stazionavano nella battigia fino agli anni 50. Atri resti riposano in mare. Compresa un'ancora e resti di albero. Immortalati nel video. La Warrior venne varata nel 1884. Fece navigazioni in tutti i mari del mondo. Approdò anche nelle Filippine e negli Stati Uniti.

I viaggi, con diversi equipaggi, furono a dir poco turbolenti. Con maltrattamenti e storie di sangue. Una nave quasi maledetta, che finì la sua vicenda nelle acque dell'Argentiera. Prima dello schianto i testimoni dell'epoca raccontano di vele strappate dal vento. I sopravvissuti diedero del naufragio versioni contrastanti. La vicenda cadde quindi nell'oblio. Inghiottita dal tempo. Solo il mare ne custodisce i suoi più intimi segreti. Mentre oggi due bambini si immergono e toccano gioiosi un'ancora della nave. A poca distanza, su un fondale di circa 10 metri, si intravedono i resti di un albero dell'imbarcazione.