Michela Marzano: "Ascoltiamo la sofferenza dei ragazzi"
Ci sono silenzi che raccontano un disagio, ma gli adulti spesso non sanno interpretarli. Da qui parte la riflessione di Michela Marzano, ospite di Radar per il suo libro La sofferenza che non parla. La filosofa e scrittrice richiama genitori e insegnanti alla responsabilità dell’ascolto. Perchè «il malessere inizia nel momento in cui la comunicazione tra noi adulti e ragazzi si interrompe».
I giovani smettono di confidarsi quando pensano che le loro parole non saranno accolte. Dietro il ritiro, uno sguardo abbassato o una porta chiusa possono esserci emozioni difficili da nominare. Ansia, angoscia, paura di deludere e di non essere all’altezza delle aspettative. Sentimenti che non si cancellano con un rimprovero o con l’invito a darsi una mossa.
Per Marzano bisogna interrogarsi soprattutto sul peso del giudizio. Quello dei compagni, degli insegnanti, dei genitori può diventare una pressione insostenibile.
Nell’intervista racconta di un adolescente che giocava online fino al mattino per dormire durante il giorno. Un modo per evitare la scuola, dove temeva il giudizio degli altri.
Comprendere quel comportamento significa risalire alla paura che lo alimenta.
La scrittrice mette così in guardia dalle etichette che rischiano di trasformarsi in prigioni. Chiede agli adulti di accettare anche la propria incertezza e di imparare a dire: aiutami a capire.
Un atteggiamento che può riaprire il dialogo e restituire ai ragazzi un punto di riferimento. Per questo alla scuola servono figure professionali capaci di accompagnare queste fragilità.
Alla politica Marzano rimprovera di trascurare istruzione, sanità e futuro delle nuove generazioni. Alle famiglie propone un primo gesto concreto: stare accanto ai figli, senza schermi, disponibili ad ascoltare.
Anche quando le parole non arrivano, perché «pure i silenzi, se uno ascolta, sono dei silenzi che parlano».
