Einstein Telescope, Branchesi: «La ‘’doppia L’’ con l’Olanda rafforza la Sardegna»
Da concorrenti a possibili alleati: l’apertura dei Paesi Bassi cambia la partita dell’Einstein Telescope. A Radar, l’astrofisica Marica Branchesi spiega perché un osservatorio distribuito su due siti potrebbe favorire la candidatura sarda. Docente al Gran Sasso Science Institute, Branchesi fa parte del comitato tecnico scientifico per la candidatura italiana. Il prossimo passaggio indicato da Branchesi è la riunione dei rappresentanti governativi del 20 e 21 ottobre a Roma.
Sul tavolo, il confronto fra le configurazioni e i criteri di selezione: due documenti cruciali per il futuro dell’Einstein Telescope.
Secondo gli studi illustrati dalla scienziata, bracci più lunghi e siti distanti migliorerebbero la sensibilità dello strumento. La doppia L permetterebbe di individuare meglio le sorgenti e osservare più eventi di particolare interesse scientifico. Un vantaggio anche per l’astronomia multi messaggera, che combina onde gravitazionali e osservazioni della luce.
La separazione dei rivelatori consentirebbe inoltre di ridurre i rischi legati ai rumori correlati. Per Branchesi, Sos Enattos presenta condizioni geologiche e livelli di rumore particolarmente favorevoli. E la scelta di due sedi distanti aprirebbe una prospettiva decisiva per ospitare in Sardegna una parte dell’osservatorio. Una possibilità ancora legata alle decisioni sulla configurazione e sulla selezione dei siti.
Il silenzio del territorio, intanto, diventa una risorsa da proteggere con attenzione. La collocazione sotterranea e le tecnologie disponibili consentono di attenuare molte interferenze.
Impianti eolici troppo vicini o una ferrovia sopra il rivelatore potrebbero però creare problemi, avverte Branchesi. Tutela e attività economiche possono convivere, purché le interferenze siano valutate.
La sfida riguarda anche i servizi necessari per accogliere ricercatori e famiglie: scuole, ospedali e connessioni veloci. L’esperienza del Gran Sasso Science Institute all’Aquila mostra come la ricerca possa contribuire alla rinascita di un territorio. Per le zone interne sarde significherebbe attrarre competenze, creare opportunità e avvicinare i giovani alla scienza.
