Editoria sarda, resistere non basta. L’appello dell’Aes

11 agosto 2026 alle 20:34

L’editoria sarda resiste e continua a produrre qualità, ma deve fare i conti con un mercato sempre più difficile. Il rapporto preliminare dell’Associazione Editori Sardi, illustrato dalla presidente dell’Aes Simonetta Castia, descrive un settore vitale sul piano culturale, ma fragile dal punto di vista economico e occupazionale.

Il fatturato complessivo è sceso dai 5 milioni e 400 mila euro del 2017 agli attuali 4 milioni: una perdita di circa il 26 per cento. Negli ultimi dieci anni è diminuito del 10 per cento anche il numero degli editori che pubblicano con continuità.

La produzione media è calata del 15 per cento, ma nell’Isola vengono ancora pubblicate circa 280 novità librarie ogni anno. Il catalogo storico supera i seimila titoli, mentre le tirature medie sono passate da 700 a circa 500 copie: il 30 per cento in meno.

La flessione più pesante riguarda il lavoro. Gli addetti, tra dipendenti e collaboratori esterni, sono oggi poco meno di trecento. La forza lavoro interna si è dimezzata: da due dipendenti per casa editrice si è passati in media a uno.

La narrativa rappresenta quasi il 40 per cento delle pubblicazioni, seguita dalla saggistica con il 21 per cento. Solo il 4 per cento dei titoli è pubblicato in lingua sarda, mentre i libri destinati ai ragazzi non raggiungono il 3 per cento.

Pesano l’aumento dei costi di stampa, trasporto e distribuzione, la riduzione dei margini e la concentrazione del mercato nelle mani dei grandi gruppi editoriali.

«Emerge il dato di aziende profondamente radicate nel territorio, ma che continuano a chiedere un cambiamento anche nei rapporti con le istituzioni», sottolinea Castia.

Gli editori chiedono alla Regione di avviare un vero percorso di rilancio del comparto, con una programmazione organica e condivisa. La legge attuale viene giudicata obsoleta, poco applicata e sostenuta da appena 130 mila euro all’anno.

Un segnale positivo è arrivato dalla Fiera regionale dell’editoria, ospitata a Nuoro nel novembre scorso, che gli operatori chiedono ora di rendere un appuntamento stabile.

Perché l’editoria sarda non è soltanto un’attività economica: è un’infrastruttura culturale attraverso la quale l’Isola conserva e racconta la propria memoria, la ricerca, le sue storie e la propria identità.