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Clima, "Abbiamo rescisso il contratto di abitabilità con la Terra"
03 settembre 2026 alle 13:47
Milano, 3 set. (askanews) - Le Nazioni Unite hanno alzato bandiera bianca: l'UNEP ha ufficialmente dichiarato che non sarà possibile contenere l'aumento delle temperature a 1,5 gradi centigradi rispetto all'epoca pre-industriale. In sostanza si è dichiarato che gli obiettivi climatici che si erano posti a Parigi non saranno raggiunti. Abbiamo commentato questa notizia, di portata globale e potenzialmente dirompente, con Ferdinando Cotugno, scrittore e giornalista, tra i più lucidi esperti di crisi climatica."Vuol dire - ci ha detto - che il fallimento di dieci anni fa oggi è la nostra migliore opzione possibile, il miglior scenario possibile, quindi l'ONU e l'UNEP ci danno una traiettoria, ed è il miglior scenario di oggi ossia superare la definizione di overshoot, quindi superare la soglia di sicurezza, starci molto poco al di sopra e per poco tempo e poi ritornare al di sotto. Però per fare questo servono due cose che al momento non abbiamo: la prima è una grande e fortissima volontà politica di mettere questo aspetto come priorità assoluta, e non mi sembra quello che sta accadendo. In secondo luogo tecnologie che al momento sono soltanto prototipali. Tecnologie per rimuovere la CO2 dall'atmosfera, perché se noi non cominciamo a rimuovere la CO2 dall'atmosfera l'overshoot non sarà né limitato nel tempo, né limitato nei decimi di grado".Lo scenario quindi è sempre più complesso e gli spazi di manovra sempre più limitati. "Questa - ha aggiunto lo scrittore - è una lettera di rescissione del nostro contratto di abitabilità sulla Terra con tre decenni di previsto, nessuna cauzione restituita".Detto questo, al di là dei negazionismi e dei forti interessi economici in campo, c'è una realtà con la quale occorre confrontarsi. "Dobbiamo uscire anche dalla retorica dell'ultima possibilità - ha detto ancora Cotugno - era trent'anni fa l'ultima possibilità, era vent'anni fa, era dieci anni fa, ora siamo in questa realtà e in questa realtà noi dobbiamo capire che la nostra vita e le nostre condizioni di vita sono frutto delle nostre scelte. Lo scenario è che le nostre scelte sono state solo parzialmente corrette, quindi la transizione è in atto, è anche in atto su una scala impetuosa, però non è la transizione che serve alla terra, è forse la transizione che serve all'economia, è la transizione che serve alla geopolitica, non è la transizione che serve alla realtà fisica di questo pianeta". Un altro aspetto cruciale del ragionamento sulla crisi climatica è la mancanza di un discorso culturale reale sul tema, l'assenza di filosofi che possano offrire prospettive di pensiero su vasta scala, forse anche questa sarebbe un'urgenza del momento. "Mancano gli strumenti culturali, mancano proprio le chiavi per dire quali sono le nostre priorità per ridefinire le nostre priorità come civiltà - ha concluso Ferdinando Cotugno - manca un discorso di civiltà. Secondo me in questo momento a livello intellettuale se vogliamo proprio fare questo discorso abbiamo bisogno di pensatori dell'impensabile, pensatori e pensatrici dell'impensabile".Anni fa Jonathan Franzen scriveva della "fine della fine della Terra", era certamente un pensiero lucido: il pianeta andrà comunque avanti: la questione è la nostra vita su questo pianeta, dove le condizioni di possibilità vanno assottigliandosi sempre più. Il cambiamento climatico, come ha detto Timothy Morton, è un iperoggetto non umano, per questo è indispensabile che gli uomini imparino a pensarlo in termini diversi. (Leonardo Merlini)
